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15 marzo 2019, in marcia per il clima. una data che non dimenticheremo!

downloadNon dimenticheremo facilmente la marea di oltre 8mila ragazzi scesi in piazza a Parma il 15 marzo per la grande mobilitazione globale sul clima. Un’intera generazione in tutto il mondo ha gridato con forza il suo “basta!” all’indifferenza, alla passività, all’attendismo sui cambiamenti climatici. E’ stata un’emozione potentissima mettersi in marcia con questi ragazzi, un’onda determinata, colorata, pulita, che ha fatto del 15 marzo una giornata da ricordare e celebrare negli anni a venire. IN QUESTO BREVE VIDEO abbiamo raccolto un po’ delle immagini, e speriamo anche delle emozioni, di questo venerdì memorabile.

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abbattimento di alberi: la situazione è grave ma non seria

Nei giorni scorsi, come preannunciato da tempo, la sponda destra del Torrente Parma è stata oggetto di un intervento di asportazione di buona parte della vegetazione presente. Abbiamo documentato il tutto con un po’ di fotografie, che abbiamo montato in questo video, condito con un po’ di (amara) ironia.

Come detto, e come sottolineato anche dal Comune di Parma in risposta alle proteste degli amici di Legambiente, il progetto era stato presentato a settembre in una riunione della Rete per Parma Città Verde, di cui anche il WWF fa parte. In quella sede, anche in considerazione del coinvolgimento di una Area di Riequilibrio Ecologico, AIPO (responsabile della gestione degli alvei fluviali) ci aveva presentato un progetto di “taglio selettivo”, che avrebbe eliminato gli alberi secchi o pericolanti, e ridotto le specie invasive (ailanto, robinia, ecc), a favore delle specie di maggior pregio, con una stima di abbattimento di circa il 30% degli esemplari esistenti. A domanda specifica, ci era stato risposto che il sottobosco (importante quanto gli alberi ai fini ecologici, vista la grande varietà di specie a cui offre cibo e protezione) sarebbe stato tagliato solo ove necessario per la circolazione dei mezzi d’opera.

Dal momento che la principale motivazione addotta per questo intervento è la sicurezza idraulica, nel rispetto più assoluto delle competenze, prerogative e responsabilità di AIPO, che fa questo di mestiere, ci permettiamo di segnalare che: 1) l’area in questione è già stata interessata più volte da piene importanti, tra cui quelle del 2014 (alluvione di Parma) e del 2017 (alluvione di Colorno), senza creare né subire danni rilevanti; 2) che bisogno c’era di radere al suolo tutto il sottobosco, che non ha alcun impatto, se non positivo, sulla sicurezza idraulica?

I risultati li possiamo vedere nelle foto che pubblichiamo di seguito, nelle quali confrontiamo il prima e il dopo. Crediamo che non richiedano ulteriori commenti.

Living Planet Report 2018 – IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

“UN GLOBAL DEAL PER LA NATURA E LE PERSONE”

scarica il report completo (inglese)       scarica la sintesi in italiano

DAL 1970 AL 2014 DECLINO DEL 60% DELLE DIMENSIONI DELLE POPOLAZIONI DI VERTEBRATI

NEGLI ULTIMI 50 ANNI L’IMPRONTA ECOLOGICA DEL MONDO È CRESCIUTA DEL 190%

CONTINUANDO COSÌ NEL 2050 RESTERÀ SOLO IL 10% DELLA SUPERFICIE DELLE TERRE EMERSE IN CONDIZIONI NATURALI

LlAkqETA.jpegLa natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo.

È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari.

 

Un indice delle popolazioni di animali. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.

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Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.

 

L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.

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Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse  in condizioni naturali si abbasserà al 10%.

Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.

Invertire la curva della perdita di biodiversità. La biodiversità costituisce l’infrastruttura che sostiene tutta la vita sulla Terra. I sistemi naturali e i cicli biogeochimici che la diversità biologica genera consentono un funzionamento stabile dell’atmosfera, degli oceani, delle foreste, dei vari territori e dei bacini idrici. Essi costituiscono i prerequisiti per l’esistenza di una moderna e prospera società umana, capace di continuare a vivere bene nel corso del tempo. Da ora al 2020 abbiamo un’unica finestra di opportunità per formulare una visione di positivo rapporto tra l’umanità e la natura. La Convenzione della Diversità Biologica sta individuando i nuovi obiettivi e i target per il futuro. Questi, insieme agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), possono diventare la chiave per un contesto di protezione concreta e di efficacia nella tutela della natura e della biodiversità.

 

“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

dati e informazioni su meteo, clima, fiumi

allerta meteo rerSpesso i titoloni sensazionalistici dei media non permettono di capire esattamente cosa sta succedendo durante fenomeni intensi che, come sappiamo, stanno diventando sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici: ondate di calore, piogge, piene fluviali.

Di seguito alcuni link al portale della Regione Emilia Romagna che permettono a qualunque cittadino di accedere ai bollettini di allerta, ai rilevamenti in tempo reale, a dati osservati e previsioni.

INFORMATI E PREPARATI: cosa fare prima, durante e dopo l’allerta

ALLERTA E BOLLETTINI

MONITORAGGIO EVENTI in tempo reale

 

La secca dei laghi di Cronovilla: qualche spiegazione.

cronovilla secca set 18Abbiamo raccolto nelle ultime settimane alcune richieste di chiarimenti da parte di visitatori di Cronovilla, stupiti dalla crescente severità delle secche estive dei laghi. Cerchiamo qui di spiegare brevemente, senza scendere in eccessivi tecnicismi, le principali motivazioni climatiche, geologiche e idrauliche del fenomeno.

I laghi di Cronovilla, pur essendo artificiali, sono alimentati in modo naturale dalla falda acquifera, che affiora sotto il Lago del Fontanone e riempie per caduta i bacini a valle. Non esiste collegamento con il reticolo superficiale (fiumi, fossi, canali), che permetta di “aprire il rubinetto” per regolare il livello dell’acqua. Si tratta in realtà di un fatto positivo, che garantisce una buona qualità delle acque e quindi dello stato ecologico del luogo, che però sta dimostrando qualche limite con il passare del tempo.

La falda è alimentata dalle piogge che bagnano in campi a sud dell’oasi. Un’area di estensione piuttosto limitata, separata dalle colline dal resto dei terreni più a ovest. Tale situazione, tradotta nel sottosuolo, isola questa falda acquifera dal circondario.
Nei primi anni 2000, periodo in cui è stata progettata l’Area di Cronovilla, la falda veniva alimentata anche dall’Enza. Con il drammatico abbassamento dell’alveo avvenuto in modo molto vistoso negli ultimi anni, ciò non avviene più, anzi l’acqua che arriva in falda dalle piogge si disperde in parte verso il fiume. L’immagine che segue schematizza il fenomeno.enza prima e dopo def
I cambiamenti climatici in atto, sempre più evidenti negli ultimi anni e culminati con l’epocale siccità del 2017, sono un altro elemento che non aiuta. La ricarica della falda avviene infatti con piogge persistenti, mentre l’acqua che cade sotto forma di rovesci intensi ma brevi, tipici dell’attuale “tropicalizzazione” delle precipitazioni, scorre via velocemente senza che il terreno abbia il tempo di assorbirla.
Altro duro colpo per l’alimentazione sotterranea delle falde è l’impermeabilizzazione dei suoli, avvenuta a sud dell’oasi in occasione di alcuni lavori negli ultimi anni, a causa della sostituzione della ghiaia escavata con il limo, una barriera impermeabile che ostacola l’infiltrazione dell’acqua verso la falda.

In sintesi, le opportunità di alimentazione dei laghi si sono ridotte: quando c’è pioggia persistente sui prati delle zone circostanti anche la falda di Cronovilla si ricarica, quando piove con fenomeni brevi anche se intensi ciò è scarsamente influente, quando piove in montagna e l’Enza ha acqua in abbondanza o è in piena, non c’è apporto d’acqua per Cronovilla.

Si deve aggiungere a questi fattori il crescente fabbisogno idrico dell’agricoltura, parte del quale viene soddisfatto con prelievi dalle falde.
Già dallo scorso anno abbiamo preso contatto con gli enti competenti, per valutare interventi che adeguino l’Area di Cronovilla alle mutate condizioni ambientali. I tempi non saranno brevi, ma speriamo di avere presto novità importanti da condividere con i tanti amici e visitatori dell’Oasi.

Earth Overshoot Day, mai così presto

Earth Overshoot Day, il 2 agosto già finite le risorse della Terra per il 2017. E ogni anno va peggioOggi, 2 agosto, cade la poco gradevole ricorrenza dell’Earth Overshoot Day. Questo significa che da domani a fine anno ciò che consumeremo – energia, acqua, cibo – genererà un debito che i nostri figli saranno chiamati prima o poi a pagare. La data di questo giorno infausto, nel quale l’Umanità finisce di consumare le risorse che la Terra è in grado di fornire in un anno, cade sempre più in anticipo, a dimostrazione di quanto la crisi ambientale globale si aggravi sempre più.

Eppure, è ormai evidente a tutti quanto la situazione sia grave: il caldo anomalo e la drammatica siccità di questa estate ci dimostrano quanto siano pesanti le conseguenze del riscaldamento globale generato dalle attività umane.

Stiamo insomma toccando con mano le conseguenze di decenni di sfruttamento dissennato delle risorse naturali, condotto a carico di ogni tipo di ambiente in ogni parte del Pianeta. Dalla deforestazione dell’Amazzonia, alle trivellazioni nell’Artico, non c’è angolo del mondo che sia rimasto indenne. E anche a Parma non siamo stati a guardare: cementificazione selvaggia della Food Valley, progetti di autostrade inutili, centri commerciali senza senso sono solo alcuni esempi di stretta attualità.

Ciò che è più paradossale è che buona parte della pressione abnorme che esercitiamo sull’ambiente, non serve a farci vivere meglio, ma viene divorata dall’abisso dello spreco. Basti pensare ad esempio che, a livello globale, circa il 40% del cibo prodotto viene buttato via lungo tutta la filiera, senza mai arrivare in tavola: un’indecenza dal punto di vista etico, uno scempio sul piano ambientale.

Gli accordi di Parigi indicano invece una strada diversa, una strada che si fa sempre più stretta e tortuosa, per andare verso il futuro: è la strada della sostenibilità, della riduzione dei consumi e delle emissioni, della responsabilità. Quella responsabilità che purtroppo non dimostrano i troppi che, per incoscienza o malafede, propongono di uscire dalla crisi con la stessa ricetta con la quale ci siamo entrati: più PIL, più consumi, più prelievo di risorse.

disboscamenti selvaggi sui fiumi: il comunicato delle Associazioni Ambientaliste

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Clicca QUI   e  QUI  per i materiali presentati al convegno dello scorso 22 marzo

Le associazioni ambientaliste – Legambiente, Lipu, ReteambienteParma, WWF, tornano sulla questione dei disboscamenti nell’alveo e lungo le fasce fluviali del torrente Parma a Langhirano e Lesignano de’ Bagni. I lavori effettuati nel Parma sono solo un episodio dei tanti segnalati alle associazioni ambientaliste in questi ultimi due mesi da cittadini preoccupati per la distruzione di ambienti boschivi ripariali: il Baganza a San Vitale, il Lorno, il Rio Masdone, il Canale Milanino e altri ancora. Poiché la responsabilità della manutenzione dei corsi d’acqua è in capo a una serie di enti pubblici che devono operare nel rispetto di norme che si ritengono valide e non è compito delle associazioni seguire in modo analitico ogni intervento, si è deciso di concentrare l’attenzione sul caso di Langhirano, come situazione esemplare riferibile a tanti casi analoghi.

Le associazioni quindi, dopo avere fatto presente alle autorità competenti vari dubbi sulla correttezza dei lavori in corso e supportate da esperti di ecologica fluviale, hanno provveduto ad eseguire delle verifiche sul cantiere con la finalità di fornire al Comune di Langhirano suggerimenti utili al fine di migliorare la qualità ambientale dell’intervento. E’ noto, infatti, che la vegetazione fluviale va rimossa in alcune situazioni di rischio, ma va mantenuta dove svolge funzioni positive, come il rallentamento della corrente a beneficio dei tratti a valle, la difesa delle sponde, il miglioramento dell’ambiente acquatico ed il collegamento ecologico.

Al termine delle verifiche sul campo e della redazione delle proposte le associazioni hanno riferito in conferenza stampa l’esito dei lavori. “L’autorizzazione ed il progetto erano piuttosto generici, così abbiamo consegnato al Comune una lista di suggerimenti per eseguire i lavori in modo corretto” affermaPedrelli, “ma a un successivo controllo nessuno dei nostri suggerimenti risulta recepito, anzi, emergono numerose gravi difformità anche rispetto all’autorizzazione del Servizio Tecnico di Bacino”. Fior elenca in modo sintetico i gravi danni verificati: apertura non autorizzata di nuove piste con conseguente distruzione delle praterie con orchidee e taglio quasi totale di un raro bosco di ontani a causa del passaggio dei mezzi, , eliminazione di saliceti arbustivi, tagli di alberi fino a 150 metri dall’alveo, dove la vegetazione non costituisce ostacolo al deflusso delle acque e quando le prescrizioni parlano di 10 metri, taglio a raso, mancata rimozione della ramaglia e conseguente aumento del rischio idraulico”. Ottolini lamenta la difficoltà a trovare un dialogo con le autorità competenti: “abbiamo evitato di aprire polemiche sulla stampa, siamo stati disponibili a più incontri, in Comune e presso l’area di intervento, abbiamo consegnato un progetto dettagliato sul come era possibile operare nel rispetto delle leggi e dell’ambiente fluviale, ma siamo ancora in attesa di una risposta scritta e purtroppo la risposta è già arrivata nei fatti. L’unico criterio seguito è stato quello della riduzione dei costi e della massimizzazione dei ricavi, derivanti dalla vendita del legname asportato, per la ditta che ha eseguito i lavori”. Infine le associazioni individuano tra le cause della distruzione della vegetazione e degli ambienti fluviali, la mancanza di personale competente sia in fase progettuale che di esecuzione dei lavori e la modalità realizzazione dei lavori con la cosidetta compensazione che incentiva la ditta a tagliare ricavando un utile dallo sfruttamento di beni pubblici e multifunzionali. Le aree interessate dagli interventi hanno così perso molte delle loro funzioni non ultima quella ricreativa: nessuno più vorrà farsi una passeggiata in quei luoghi che, ricordano le associazioni, sono da poco stati inclusi nella Riserva MaB Unesco dell’Appennino Tosco-Emiliano e meritavano quindi ben altro trattamento.

Baganza: senza un progetto complessivo, la cassa d’espansione rischia di essere una risposta parziale

epa04446285 Part of a bridge in Parma, northern Italy, after flooding, 14 October 2014. Parma mayor Federico Pizzarotti has described the situation as 'much worse than expected' after the Baganza River burst its banks and left many parts of the northern city buried in mud. EPA/SANDRO CAPATTI +++(c) dpa - Bildfunk+++

Sicurezza e naturalità dei fiumi vanno a braccetto. Non ci può essere l’una senza l’altra. Anche per il Baganza la strategia deve essere questa. Lo sostengono WWF e Legambiente sulla base di numerosi studi scientifici e dei dati specifici che riguardano il Baganza che, in cinquant’anni, ha visto dimezzarsi il naturale spazio di esondazione, spazio rubato dalla cementificazione. Dunque la progettata Cassa d’espansione può rivelarsi utile solo se inserita in un intervento complessivo sul fiume, altrimenti sarà una soluzione solo parziale.

Ad un anno esatto dalla drammatica esondazione del Baganza, che sommerse i quartieri Montanara e Molinetto, una serie di interventi nel tratto cittadino del corso del torrente stanno cercando di garantire un maggiore livello di sicurezza, mentre si invoca come la panacea di tutti i mali la cassa d’espansione.

Pur comprendendo l’urgenza di dare risposte alla preoccupazione di tanti cittadini, non possiamo non rimarcare che si tratta di risposte estemporanee all’emergenza, senza un progetto complessivo di riqualificazione fluviale.

In particolare sul tema delle casse, è giusto ricordare che tutti i fiumi sono storicamente dotati di spazi che ospitano le acque in caso di piena. Si tratta delle golene, che anche il Baganza ha sempre avuto, fin dalla notte dei tempi. Purtroppo però, una cementificazione disordinata e male pianificata ha invaso lo spazio vitale del torrente con condomini, capannoni ed insediamenti di vario tipo. Per dare un’idea della gravità del fenomeno, il volume previsto per le future casse di espansione è meno della metà dello spazio antico delle golene, divorate dall’urbanizzazione. Se non si cambiano radicalmente le logiche con le quali si utilizza il territorio nelle vicinanze dei corsi d’acqua, nessun argine sarà mai abbastanza alto.

Per questo, WWF e Legambiente hanno redatto una serie di osservazioni al progetto della cassa d’espansione, volte a promuovere un approccio più complessivo alla questione, con lo scopo di garantire la salute del Baganza lungo tutto il suo corso. Tutto questo non va certo a discapito della difesa dei centri abitati e delle attività umane. Al contrario, per rendere sicuro il Torrente è indispensabile trattarlo come un corpo vivo, bisognoso di cure vere, non di palliativi. Se si riuscirà a migliorarne lo stato di salute dalla sorgente fino alla confluenza con il Parma, anziché intervenire qua e là con interventi estemporanei sui sintomi, si garantirà nel modo migliore la difesa dalle alluvioni, la qualità delle acque, e l’equilibrio ecologico. Il tutto a vantaggio dei Cittadini che vivono lungo il Baganza, che si trovino nelle alte valli, o a Parma.

Difendere il Baganza per difenderci dalle alluvioni”: visita guidata sabato 18 e convegno mercoledì 22 aprile


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convegno baganza

Quanta ghiaia c’è nel Baganza: troppa o troppo poca? Perchè quella misteriosa doppia curva appena a monte della città? Il torrente è sempre stato lì? Che cosa c’è in questo ambiente, oltre che acqua e (pochi) sassi?

Dopo tanti luoghi comuni da bar, finalmente la possibilità di informarsi correttamente su un argomento che, dopo l’alluvione di sei mesi fa, ha animato il dibattito in città.

Sabato 18 aprile, h 9,45 ritrovo in via Navetta, presso l’ex “Pontino”. Appuntamento con WWF e Legambiente, per una visita guidata in bicicletta con Gabriele Alifraco, dirigente della Provincia ed autore di numerosi studi sulla storia e sull’idraulica di un torrente che non conosciamo ancora abbastanza bene.

Mercoledì 22 Aprile (Earth Day), h 9,15 al Campus Universitario, plesso “Q02” convegno  su una proposta di riqualificazione fluviale per il Baganza. Clicca per il programma completo

Partecipate!