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Earth Hour 2022: quale energia per Parma? 3 domande ai candidati Sindaci

Anche quest’anno, per la quattordicesima volta, il WWF celebra l’Ora della Terra, la grande mobilitazione globale di sensibilizzazione sull’emergenza climatica ed energetica.

Il tema è ancora più importante in queste ore buie, mentre si sta consumando il dramma dell’invasione dell’Ucraina, conflitto che ha al centro proprio i grandi flussi delle materie prime e delle risorse energetiche. Il WWF Parma rivolge ai candidati sindaci 3 domande sulle loro visioni per il futuro della città in tema di clima ed energia.

Se le grandi strategie energetiche sono appannaggio di scelte nazionali e sovranazionali, sono infatti proprio le scelte delle Amministrazioni Locali che porteranno queste strategie nella vita quotidiana dei Cittadini, rendendo possibile il contrasto alla catastrofe climatica e una maggiore indipendenza energetica.

  1. Con quali provvedimenti intendete promuovere il risparmio energetico e la transizione verso le fonti rinnovabili nel contesto pubblico e privato, residenziale e produttivo?
  2. Quali strategie e risorse intendete mettere in campo per realizzare gli impegni assunti dal Comune con la dichiarazione di emergenza climatica, finora disattesa? Nello specifico, qual è la vostra visione sul tema dell’adattamento al cambiamento climatico, con particolare riferimento ai fenomeni estremi che ci toccano quotidianamente come siccità, ondate di calore, eventi alluvionali?
  3. Quali piani avete per la mobilità di Parma, importante fonte di emissione di CO2 e causa rilevante (anche se non unica) della pessima qualità dell’aria, che secondo gli scienziati provoca la morte prematura di centinaia di parmigiani ogni anno? Quali scelte intendete portare avanti in tema di infrastrutture di mobilità, ivi compreso l’aeroporto Verdi?

Earth Hour 2022, patrocinata da ANCI, si celebrerà oggi 26 marzo a Parma con lo spegnimento delle luci sulla facciata del Palazzo del Governatore tra le 20,30 e le 21,30, grazie all’adesione del Comune di Parma.

La risposta di Andrea Bui di Potere al Popolo

  1. Con quali provvedimenti intendete promuovere il risparmio energetico e la transizione verso le fonti rinnovabili nel contesto pubblico e privato, residenziale e produttivo?

Riteniamo che il compito primario di un’amministrazione comunale sia quello di creare le condizioni e fornire gli strumenti affinché sia la collettività tutta a impegnarsi nel risparmio energetico e a supportare la transizione alle rinnovabili. Le scelte individuali sono importanti, spesso un primo passo necessario; mai, tuttavia, sufficiente. Esse richiedono, per rivelarsi efficaci, una strategia complessiva cui l’amministrazione deve dare un importante contributo. Che tale strategia debba essere urgentemente implementata è ormai noto ai più; per quanto ci riguarda, crediamo sia importante mettere in evidenza quanto le rinnovabili costituiscano sempre più energie per la pace, dal momento che solo su di esse è oggi possibile immaginare l’indipendenza del sistema elettrico nazionale (e locale).

Per quanto riguarda produzione e distribuzione di elettricità, il nostro approccio ci sembra ben interpretato dalle comunità energetiche. Si tratta di pratiche gestionali collaborative in grado di declinare, secondo soluzioni e strategie ottimali per l’ambito locale, l’impiego di fonti rinnovabili per la produzione sostenibile di energia. Le comunità energetiche, quindi sono un grande passo avanti rispetto alla somministrazione “alla cieca” di contributi per l’installazione di pannelli fotovoltaici, che in Italia ha riempito terreni, sottratti all’uso agricolo, di pannelli, senza che fossero noti gli eventuali benefici – né, tantomeno, la loro ripartizione.
Un altro aspetto positivo delle comunità energetiche è rappresentato dal fatto che non c’è bisogno di trasportare altrove una parte dell’energia prodotta, tramite la creazione di nuove infrastrutture inquinanti, in quanto la stessa viene consumata localmente.
La costruzione di comunità energetiche deve necessariamente coinvolgere cittadini ed associazioni. L’amministrazione comunale deve non soltanto costituirsi come socio, implementando soluzioni sostenibili a partire dagli edifici pubblici e dalle scuole, ma soprattutto fornire gli strumenti necessari alla realizzazione di tali comunità. Dunque la nostra proposta è quella di istituire a livello comunale la figura di facilitatore di comunità energetiche, a disposizione delle comunità per le questioni giuridiche e tecniche. Il Comune di Parma è inoltre da luglio scorso socio di AESS (Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile) che fornisce da anni consulenze, senza scopo di lucro, proprio in questo ambito (per le comunità energetiche, il riferimento è il progetto GECO a Bologna). Questa risorsa va condivisa con cittadini e associazioni per incentivare la formazione di soluzioni e comunità energetiche.

Infine, l’amministrazione comunale deve assicurarsi un dialogo continuo con l’Università di Parma e con le imprese, per portare a sintesi ogni singolo contributo alla transizione verso la sostenibilità.

  1. Quali strategie e risorse intendete mettere in campo per realizzare gli impegni assunti dal Comune con la dichiarazione di emergenza climatica, finora disattesa? Nello specifico, qual è la vostra visione sul tema dell’adattamento al cambiamento climatico, con particolare riferimento ai fenomeni estremi che ci toccano quotidianamente come siccità, ondate di calore, eventi alluvionali?

Da quando è nato, Potere al Popolo si dichiara ecologista e sostiene tutte le lotte ambientali, nella piena convinzione che la battaglia per la protezione della biosfera sia immediatamente azione di contrasto alle disuguaglianze sociali ed economiche, che si stanno sempre più inasprendo anche nella nostra realtà locale. In generale, dunque, la nostra visione è quella di aggredire le cause profonde del riscaldamento globale, proponendo politiche di mitigazione che salvaguardino i potenziali naturali di assorbimento di gas climalteranti – per esempio impedendo all’agribusiness di perseverare nelle proprie, criminali, pratiche di deforestazione. Allo stesso tempo, da una prospettiva più particolare, vediamo nelle politiche di adattamento uno strumento necessario e finalizzato alla riduzione del danno climatico – ormai, purtroppo, una realtà tangibile anche sul nostro territorio, come dimostra la drammatica secca del Po – specialmente sulle fasce più deboli e povere della popolazione.

Per quanto riguarda la siccità, non possiamo che inquadrarla nel contesto di un nesso ormai conclamato, quello tra acqua e cambiamento climatico. In questo senso, il nostro primo impegno è quello di rendere finalmente reale l’esito del referendum del 2011, tornando ad una gestione pubblica dell’acqua, l’unica in grado di mettere i bisogni delle persone davanti al profitto delle imprese. Va infatti sottolineato che solo il controllo popolare delle risorse – attraverso l’Amministrazione – può garantire efficaci politiche sia di mitigazione sia di adattamento. Da un punto di vista pratico, ciò significa in primo luogo avere la possibilità di riparare quelle inefficienze infrastrutturali che determinano oggi una perdita del 40% di questa risorsa durante la distribuzione, prima ancora che durante il consumo.

Una buona gestione della risorsa e il contrasto al cambiamento climatico significa anche supportare quel passaggio ad un’agricoltura sostenibile (appena inaugurato con la sigla del patto per il Biodistretto), che richiederebbe un uso più limitato e intelligente delle risorse idriche, oltre che una cura della biodiversità e del benessere del suolo, con un beneficio dell’intero ecosistema e contro fenomeni estremi. Allo stesso modo, vogliamo adoperarci per un drastico ridimensionamento dell’allevamento intensivo che massimamente consuma acqua e genera emissioni. In tutto questo l’amministrazione comunale può impegnarsi non solo mantenendo un dialogo con le associazioni che da anni studiano e portano avanti queste istanze, ma anche creando una figura apposita a livello comunale, cioè un delegato all’economia solidale.

Le soluzioni di cui sopra valgono anche in contrasto ai fenomeni alluvionali e alle ondate di calore. Inoltre, sosterremo la riduzione del consumo di suolo, attraverso una profonda riduzione delle nuove costruzioni ed una riqualificazione e ri-condivisione dell’esistente. Infine, promuoveremo gli eventi di de-sigillazione del suolo di cui conosciamo già alcune proposte per la città di Parma.

Un importante contributo al contrasto alle emissioni verrà dalle strategie rispetto ai trasporti, di cui sotto.

  1. Quali piani avete per la mobilità di Parma, importante fonte di emissione di CO2 e causa rilevante (anche se non unica) della pessima qualità dell’aria, che secondo gli scienziati provoca la morte prematura di centinaia di parmigiani ogni anno? Quali scelte intendete portare avanti in tema di infrastrutture di mobilità, ivi compreso l’aeroportoVerdi?

Il nostro piano per la mobilità può essere pensato come una politica sociale. Essa, infatti, produrrà simultaneamente un risparmio economico per le classi popolari e un beneficio di natura ecologica. Riteniamo che sia indispensabile investire nella realizzazione di nuove piste ciclabili e soprattutto nell’incremento dell’offerta di servizio pubblico, rendendo la mobilità condivisa davvero accessibile a tutte e tutti. Pensiamo però che questo, da sé, non basti: occorre che si abbini ad un cambiamento nei tempi e nei modi di vita delle persone – cambiamento che dipende dalle possibilità lavorative e da un accesso ai servizi che assistono famiglie ed individui in tutte le necessità quotidiane. In questo senso le nostre proposte per la mobilità sostenibile sono anche quelle che riguardano i servizi alla cittadinanza e le condizioni contrattuali di chi lavora in ambito pubblico.

Nell’ottica di una mobilità incentrata sui bisogni quotidiani delle persone, siamo fermamente contrari all’ampliamento dell’aeroporto Verdi: gli investimenti devono essere indirizzati verso sistemi sostenibili di trasporto, anche per le merci e su lunga distanza.

Nel tema generale dell’inquinamento generato dalla mobilità, rientra anche la nostra proposta sulla filiera agricola, cioè quella di aumentare gli spazi e le possibilità di vendita dei prodotti locali e stagionali sostenibili dalla filiera corta, a partire dal loro uso per alimentare le mense scolastiche gestite dall’amministrazione comunale.

La risposta di Enrico Ottolini di Europa Verde

  1. Con quali provvedimenti intendete promuovere il risparmio energetico e la transizione verso le fonti rinnovabili nel contesto pubblico e privato, residenziale e produttivo?

La transizione alle fonti rinnovabili e il risparmio energetico devono essere la priorità dell’agenda politica, sia per ridurre le emissioni che per garantirci l’autonomia energetica.

Il Comune di Parma può fare molto, innanzitutto promuovendo l’installazione di impianti fotovoltaici sui propri edifici, come le scuole e magazzini, e in altri spazi comunali. Penso ad esempio ai parcheggi, in particolare quelli scambiatori ma non solo. Sono aree che si prestano ad installare pensiline fotovoltaiche, come fatto ad esempio nel parcheggio della stazione di Fidenza. Queste pensiline, oltre a produrre energia e a poter alimentare colonnine di ricarica, garantiscono anche ombreggiamento nel periodo estivo, mitigando il surriscaldamento dei piazzali e delle auto in sosta.

Il Comune può inoltre promuovere la costituzione di comunità energetiche per la condivisione e l’autoconsumo della produzione di energia degli impianti fotovoltaici. E può fornire consulenza e supporto alle famiglie per gli interventi di risparmio energetico nel settore residenziale, snellendo anche le pratiche amministrative. Negli interventi di rigenerazione urbana vanno inoltre introdotti standard per l’autosufficienza energetica e il bilancio zero delle emissioni di CO2, anticipando l’obiettivo al 2030 previsto dalla nuova direttiva europea in materia di efficienza energetica degli edifici.

Nel fornire supporto e consulenza alle famiglie, ai condomini e alle imprese ritengo che un ruolo centrale debba svolgerlo ATES, l’Agenzia Territoriale per l’Energia e la Sostenibilità. L’amministrazione uscente voleva di fatto smantellarla facendola assorbire dall’Agenzia per l’energia di Modena. Noi crediamo che al contrario vada rafforzata, allargando la compagine sociale (oggi limitata a 6 Comuni), a tutti i Comuni della provincia e alla stessa Amministrazione Provinciale, in modo che possa essere di supporto anche per i piccoli Comuni del territorio

  1. Quali strategie e risorse intendete mettere in campo per realizzare gli impegni assunti dal Comune con la dichiarazione di emergenza climatica finora disattesa? Nello specifico qual’è la vostra visione sul tema dell’adattamento climatico con particolare riferimento ai fenomeni estremi che ci toccano quotidianamente come siccità, ondate di calore, eventi alluvionali?

Le proiezioni degli scienziati, e anche semplicemente l’esperienza di questi ultimi anni, ci dicono che a causa del riscaldamento globale andremo incontro alla crescita di intensità e frequenza di fenomeni meteo estremi che, oltre a mettere a rischio le nostre produzioni agricole, colpiscono anche e soprattutto l’ambiente urbano (pensiamo agli allagamenti, alle ondate di calore) e hanno ripercussioni sulla qualità della vita e sulla salute delle persone, soprattutto quelle più fragili come gli anziani.

Anche se anticipiamo l’obiettivo della neutralità climatica fissato dalla Unione Europea, sappiamo che ancora per alcuni decenni la temperatura continuerà a salire e che gli effetti di questo riscaldamento si faranno sentire. Oltre a ridurre le emissioni dobbiamo quindi anche adattarci ai cambiamenti climatici prendendo esempio dalle altre città europee che su questo punto si sono fortemente impegnate facendo degli interventi di adattamento una grande opportunità di riqualificazione e di miglioramento della vivibilità degli spazi urbani.

In una città come Parma serve un potenziamento del verde urbano, completamente trascurato da questa amministrazione, sottraendo spazi all’asfalto e al cemento e incrementando la permeabilità. Si possono fare micro-interventi, lungo gli assi viari ad esempio, come su grandi superfici, parcheggi, aree dismesse. Le stesse pensiline fotovoltaiche citate prima sono un intervento di adattamento. Va inoltre realizzata una cintura di boschi urbani e dei corridoi verdi che colleghino la città alla campagna. Da questo punto di vista vedo con molto favore l’iniziativa del Km Verde promossa da alcune imprese di Parma. Investire nell’infrastruttura verde e nella de-impermeabilizzazione ha un duplice effetto: aumenta ombreggiamento ed evapotraspirazione riducendo la temperatura e l’effetto isola di calore che fa sì che in estate vi siano in città 4-5 gradi in più rispetto alla campagna; aumenta l’infiltrazione nel terreno quando piove riducendo così il rischio di allagamenti

L’importante però che gli interventi di inverdimento e rimboschimento siano fatti bene, siano inseriti in un piano organico e soprattutto siano adeguatamente gestiti soprattutto nei primi anni di impianto, cosa che purtroppo non è stata fatta da questa amministrazione nei pochi interventi realizzati

Quali piani avete per la mobilità di Parma, importante fonte di emissione di CO2 e causa rilevante (anche se non unica) della pessima qualità dell’aria, che secondo gli scienziati provoca la morte prematura di centinaia di parmigiani all’anno? Quali scelte intendete portare avanti in tema di infrastrutture di mobilità, ivi compreso l’aeroporto Verdi.

Qui vado per punti:

  • il tema della mobilità e dell’inquinamento che ne consegue va affrontato a scala di area vasta, una grande quota del traffico proviene dagli spostamenti pendolari in entrata ed uscita dalla città;
  • occorre ridurre il traffico, aumentando l’efficienza di uso dei mezzi (car pooling) e fornendo valide alternative di spostamento: più ciclabili, meglio connesse, più sicure ed estese alle frazioni; più trasporto pubblico, razionalizzando percorsi e cadenzamenti e rafforzando le corsie preferenziali; più forme di mobilità condivisa (car-sharing); più pedonalizzazione riducendo il passaggio di veicoli in centro e sostituendolo con navette elettriche gratuite ad alta frequenza lungo gli assi est-ovest e sud-nord
  • occorre ridurre le emissioni dei veicoli: da questo punto di vista bisogna puntare con forza sulla mobilità elettrica, sia privata che del servizio pubblico. Tutti gli autobus entro la fine del mandato dell’amministrazione dovranno essere a trazione elettrica (abbiamo la fortuna di avere un’estesa rete filoviaria); va estesa e potenziata la rete delle colonnine di ricarica, garantendo anche ricariche gratuite con l’energia prodotta dagli impianti del Comune, nei parcheggi scambiatori, sull’esempio di Montechiarugolo.

Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto vedo proposte del secolo scorso contraddittorie con gli obiettivi di sostenibilità e qualità dell’aria dichiarati: noi siamo fermamente contrari all’allungamento della pista dell’aeroporto per i voli cargo; e siamo contrari anche alla Via Emilia Bis, pur riconoscendo che va risolto il nodo di San Prospero. Sosteniamo invece con forza il trasporto su ferro: il raddoppio della Pontremolese che può diventare una metropolitana di bacino per tutta la Val Taro; l’elettrificazione della linea Parma-Piadenza, togliendo le motrici a diesel che impestano la stazione; l’incremento dei treni ad alta velocità per Roma: non serve una nuova stazione in linea, ma un maggiore utilizzo delle interconnessioni esistenti, come già avviene per la tratta verso Milano

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Mentre il Climate Change accelera, il Comune sonnecchia

Sono passati oltre sei mesi da quel 22 luglio 2019 nel quale il Comune di Parma aveva dichiarato, con una mozione votata dal Consiglio a larghissima maggioranza,  l’emergenza climatica. La mozione impegnava l’Amministrazione a “predisporre entro sei mesi un piano urgente e credibile(…)” per fronteggiare la sfida del Climate Change sia in termini di mitigazione che di adattamento. Ad oggi, purtroppo, non si vede traccia di quelle misure “concrete, veloci e radicali” che avevamo chiesto (clicca).

Per questo abbiamo inviato una lettera, che riportiamo di seguito, all’Assessora all’Ambiente Benassi e a tutti i membri del Consiglio Comunale, per chiedere conto delle azioni intraprese.

L'immagine può contenere: testo

Spett.le Comune di Parma, Gent.ma Ass. Tiziana Benassi, Gentili Consiglieri

Sono ormai trascorsi oltre sei mesi da quando, lo scorso 22 luglio 2019, il Consiglio Comunale di Parma ha approvato, a larga maggioranza e con abbondante eco mediatica, la Mozione di dichiarazione di Emergenza Climatica.

In questo periodo, per quanto sia dato sapere, ben poco è stato messo in atto per ottemperare agli impegni che la Mozione imponeva all’Amministrazione, per l’appunto entro il termine di sei mesi.

Siamo a conoscenza che qualcosa è stato predisposto di recente nell’ambito dell’efficienza energetica dei condomini, ma non ci risulta alcun piano che tenga insieme, in una visione multidisciplinare, organica, strategica, i temi indicati dalla Mozione: “(…) riduzione delle emissioni e per l’introduzione delle energie rinnovabili, per incentivare il risparmio energetico, nei settori della pianificazione urbana, della mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento”.

Non risulta inoltre alcun atto concreto riguardo il secondo punto degli impegni assunti, cioè quello riguardante la predisposizione di un piano di adattamento locale, che riteniamo invece imprescindibile ed urgente, e la cui mancanza espone ogni giorno la popolazione di Parma ad un rischio crescente, vista la costante accelerazione del cambiamento climatico, confermata da tutti i dati osservati, sia globali che locali.

Vi chiediamo pertanto di informare nel dettaglio noi e i Cittadini degli atti assunti fino ad oggi in relazione a quanto disposto dalla mozione, nonchè dei programmi per l’immediato futuro.

abbattimento di alberi: la situazione è grave ma non seria

Nei giorni scorsi, come preannunciato da tempo, la sponda destra del Torrente Parma è stata oggetto di un intervento di asportazione di buona parte della vegetazione presente. Abbiamo documentato il tutto con un po’ di fotografie, che abbiamo montato in questo video, condito con un po’ di (amara) ironia.

Come detto, e come sottolineato anche dal Comune di Parma in risposta alle proteste degli amici di Legambiente, il progetto era stato presentato a settembre in una riunione della Rete per Parma Città Verde, di cui anche il WWF fa parte. In quella sede, anche in considerazione del coinvolgimento di una Area di Riequilibrio Ecologico, AIPO (responsabile della gestione degli alvei fluviali) ci aveva presentato un progetto di “taglio selettivo”, che avrebbe eliminato gli alberi secchi o pericolanti, e ridotto le specie invasive (ailanto, robinia, ecc), a favore delle specie di maggior pregio, con una stima di abbattimento di circa il 30% degli esemplari esistenti. A domanda specifica, ci era stato risposto che il sottobosco (importante quanto gli alberi ai fini ecologici, vista la grande varietà di specie a cui offre cibo e protezione) sarebbe stato tagliato solo ove necessario per la circolazione dei mezzi d’opera.

Dal momento che la principale motivazione addotta per questo intervento è la sicurezza idraulica, nel rispetto più assoluto delle competenze, prerogative e responsabilità di AIPO, che fa questo di mestiere, ci permettiamo di segnalare che: 1) l’area in questione è già stata interessata più volte da piene importanti, tra cui quelle del 2014 (alluvione di Parma) e del 2017 (alluvione di Colorno), senza creare né subire danni rilevanti; 2) che bisogno c’era di radere al suolo tutto il sottobosco, che non ha alcun impatto, se non positivo, sulla sicurezza idraulica?

I risultati li possiamo vedere nelle foto che pubblichiamo di seguito, nelle quali confrontiamo il prima e il dopo. Crediamo che non richiedano ulteriori commenti.

Living Planet Report 2018 – IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

“UN GLOBAL DEAL PER LA NATURA E LE PERSONE”

scarica il report completo (inglese)       scarica la sintesi in italiano

DAL 1970 AL 2014 DECLINO DEL 60% DELLE DIMENSIONI DELLE POPOLAZIONI DI VERTEBRATI

NEGLI ULTIMI 50 ANNI L’IMPRONTA ECOLOGICA DEL MONDO È CRESCIUTA DEL 190%

CONTINUANDO COSÌ NEL 2050 RESTERÀ SOLO IL 10% DELLA SUPERFICIE DELLE TERRE EMERSE IN CONDIZIONI NATURALI

LlAkqETA.jpegLa natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo.

È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari.

 

Un indice delle popolazioni di animali. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.

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Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.

 

L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.

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Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse  in condizioni naturali si abbasserà al 10%.

Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.

Invertire la curva della perdita di biodiversità. La biodiversità costituisce l’infrastruttura che sostiene tutta la vita sulla Terra. I sistemi naturali e i cicli biogeochimici che la diversità biologica genera consentono un funzionamento stabile dell’atmosfera, degli oceani, delle foreste, dei vari territori e dei bacini idrici. Essi costituiscono i prerequisiti per l’esistenza di una moderna e prospera società umana, capace di continuare a vivere bene nel corso del tempo. Da ora al 2020 abbiamo un’unica finestra di opportunità per formulare una visione di positivo rapporto tra l’umanità e la natura. La Convenzione della Diversità Biologica sta individuando i nuovi obiettivi e i target per il futuro. Questi, insieme agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), possono diventare la chiave per un contesto di protezione concreta e di efficacia nella tutela della natura e della biodiversità.

 

“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

Ennesimo taglio di alberi negli spazi pubblici di Parma. La nostra denuncia

articolo repubblica tagli alberi

La nostra denuncia a seguito dell’ennesimo taglio di alberi nelle strade e parchi pubblici di Parma

 

Non si ferma, nonostante la preoccupazione e gli appelli di tante Associazioni e Cittadini, l’assordante canto delle motoseghe tra le vie e i parchi pubblici di Parma. L’ennesima segnalazione di tagli di alberi è giunta al WWF dai residenti di Via Einstein (zona Via Sidoli), che nei giorni scorsi hanno visto disboscare il prezioso spazio verde che circonda le loro case. Secondo quanto riferito da chi ha fatto la segnalazione (inviata anche al Comune, dal quale al momento non risulta pervenuta alcuna risposta), solo una delle piante abbattute era secca, mentre le altre non apparivano ammalate né pericolanti.  Gli operai incaricati dei tagli, interpellati dai cittadini preoccupati, hanno risposto che sarebbero previsti entro pochi giorni nuovi abbattimenti.

Dal commento del WWF Parma traspare preoccupazione: “Chiederemo all’Amministrazione la documentazione sui lavori eseguiti, anche se ci aspettiamo che il Comune abbia le carte perfettamente in regola, che per ogni singola pianta abbattuta siano stati fatti accurati accertamenti fitosanitari attestanti l’assoluta necessità di eliminarla, e che un numero adeguato di esemplari sarà presto messo a dimora per compensare la pesante perdita di copertura vegetale di questi mesi. Cogliamo l’occasione per ricordare che gli alberi sono praticamente l’unico strumento che abbiamo, negli spazi aperti delle nostre città, per limitare gli effetti delle ondate di caldo estive, sempre più intense e prolungate a causa del cambiamento climatico. Abbatterli in piena estate, a meno che non ci siano rischi imminenti di crollo, è un atto da valutare con estrema attenzione, dato l’impatto sulla collettività, a partire dalle fasce più deboli, anziani e bambini. Per non parlare poi della mitigazione dei danni che alberi, e verde urbano in generale, apportano in caso di piogge torrenziali e alluvioni, che anche la storia recente di Parma conosce. Non ricordiamocene sempre quando è oramai troppo tardi.”