Archivi categoria: consumo di suolo

Earth Overshoot Day, mai così presto

Earth Overshoot Day, il 2 agosto già finite le risorse della Terra per il 2017. E ogni anno va peggioOggi, 2 agosto, cade la poco gradevole ricorrenza dell’Earth Overshoot Day. Questo significa che da domani a fine anno ciò che consumeremo – energia, acqua, cibo – genererà un debito che i nostri figli saranno chiamati prima o poi a pagare. La data di questo giorno infausto, nel quale l’Umanità finisce di consumare le risorse che la Terra è in grado di fornire in un anno, cade sempre più in anticipo, a dimostrazione di quanto la crisi ambientale globale si aggravi sempre più.

Eppure, è ormai evidente a tutti quanto la situazione sia grave: il caldo anomalo e la drammatica siccità di questa estate ci dimostrano quanto siano pesanti le conseguenze del riscaldamento globale generato dalle attività umane.

Stiamo insomma toccando con mano le conseguenze di decenni di sfruttamento dissennato delle risorse naturali, condotto a carico di ogni tipo di ambiente in ogni parte del Pianeta. Dalla deforestazione dell’Amazzonia, alle trivellazioni nell’Artico, non c’è angolo del mondo che sia rimasto indenne. E anche a Parma non siamo stati a guardare: cementificazione selvaggia della Food Valley, progetti di autostrade inutili, centri commerciali senza senso sono solo alcuni esempi di stretta attualità.

Ciò che è più paradossale è che buona parte della pressione abnorme che esercitiamo sull’ambiente, non serve a farci vivere meglio, ma viene divorata dall’abisso dello spreco. Basti pensare ad esempio che, a livello globale, circa il 40% del cibo prodotto viene buttato via lungo tutta la filiera, senza mai arrivare in tavola: un’indecenza dal punto di vista etico, uno scempio sul piano ambientale.

Gli accordi di Parigi indicano invece una strada diversa, una strada che si fa sempre più stretta e tortuosa, per andare verso il futuro: è la strada della sostenibilità, della riduzione dei consumi e delle emissioni, della responsabilità. Quella responsabilità che purtroppo non dimostrano i troppi che, per incoscienza o malafede, propongono di uscire dalla crisi con la stessa ricetta con la quale ci siamo entrati: più PIL, più consumi, più prelievo di risorse.

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Sulla strada del mare ricordiamoci la “tassa occulta” della TiBre.

manif no tibreCi sono notizie apparentemente lontane, che indicano chiaramente in che direzione va il mondo. Nei giorni scorsi, pochissimo rilievo ha avuto l’impresa di Solar Impulse II, un prototipo di aereo ad energia solare che ha compiuto il giro del mondo senza bruciare una goccia di carburante. Un volo verso il futuro, oggi relegato nei trafiletti delle pagine interne, ma del quale probabilmente i nostri nipoti leggeranno nei libri di storia.

Sempre in questo periodo, i giornali ci raccontano dei fragorosi buchi finanziari, e relativi risvolti giudiziari, di troppe “grandi opere” italiane, volute e portate avanti con la testa rivolta al secolo scorso e agli interessi dei soliti noti. La BreBeMi, inaugurata in pompa magna solo due anni fa in vista della grande abbuffata dell’Expo, continua la sua agonia fatta di traffico inesistente, denaro pubblico sperperato, azionisti in fuga. Pochi chilometri più a ovest, un altro progetto novecentesco come la Pedemontana Veneta rischia di non venire mai inaugurato, dopo avere devastato un territorio e triplicato i costi, trasformandosi in una polpetta avvelenata da parecchi miliardi per i conti pubblici. Progetti promossi da una classe dirigente che, a dispetto dell’attualità e del buon senso, continua a raccontarci che la ricetta dello “sviluppo” e della “ripresa” deve avere cemento, asfalto e petrolio come ingredienti irrinunciabili.

In questo quadro, colpisce la pervicacia con la quale i signori del cemento parmensi, con il ben noto codazzo politico bipartisan, insistano nel portare avanti il folle progetto pomposamente chiamato TiBre. Si tratta in effetti di molto meno, un moncone di asfalto di dieci chilometri che collegherà Pontetaro con il nulla della campagna di Trecasali. Il tutto devastando centinaia di ettari di (ex) Food Valley, al costo di mezzo miliardo di euro (no, non è un refuso, 513 milioni per meno di dieci chilometri!), raggranellati mettendo le mani nelle tasche degli utenti di Autocisa, i cui pedaggi aumenteranno dell’80% in pochi anni.

Vorremmo che i Parmigiani, mentre in questi giorni viaggiano verso le amate spiagge della Versilia o della Liguria, ricordassero che il salasso che subiranno al casello è questo: una “tassa occulta” per pagare il mozzicone di un’opera assurda, destinata a rimanere incompiuta, visto che i miliardi necessari per arrivare a Verona non ci saranno mai. Il progetto è al momento fermo al palo, e ci sono ancora possibilità di scongiurare il pericolo. Se però dovesse malauguratamente vedere la luce, tra qualche anno leggeremo di autostrada deserta, di buco finanziario tappato da noi contribuenti, di ennesima porcheria all’italiana. Speriamo che allora i Parmigiani si ricordino le voci critiche, del WWF e di tante Associazioni e Comitati, e i pochi, isolati Amministratori di piccoli Comuni della Bassa, che tentano di opporsi a questo scempio, tra lo scherno, quando non gli insulti, dei loro colleghi dalla schiena più flessibile.

Baganza: senza un progetto complessivo, la cassa d’espansione rischia di essere una risposta parziale

epa04446285 Part of a bridge in Parma, northern Italy, after flooding, 14 October 2014. Parma mayor Federico Pizzarotti has described the situation as 'much worse than expected' after the Baganza River burst its banks and left many parts of the northern city buried in mud. EPA/SANDRO CAPATTI +++(c) dpa - Bildfunk+++

Sicurezza e naturalità dei fiumi vanno a braccetto. Non ci può essere l’una senza l’altra. Anche per il Baganza la strategia deve essere questa. Lo sostengono WWF e Legambiente sulla base di numerosi studi scientifici e dei dati specifici che riguardano il Baganza che, in cinquant’anni, ha visto dimezzarsi il naturale spazio di esondazione, spazio rubato dalla cementificazione. Dunque la progettata Cassa d’espansione può rivelarsi utile solo se inserita in un intervento complessivo sul fiume, altrimenti sarà una soluzione solo parziale.

Ad un anno esatto dalla drammatica esondazione del Baganza, che sommerse i quartieri Montanara e Molinetto, una serie di interventi nel tratto cittadino del corso del torrente stanno cercando di garantire un maggiore livello di sicurezza, mentre si invoca come la panacea di tutti i mali la cassa d’espansione.

Pur comprendendo l’urgenza di dare risposte alla preoccupazione di tanti cittadini, non possiamo non rimarcare che si tratta di risposte estemporanee all’emergenza, senza un progetto complessivo di riqualificazione fluviale.

In particolare sul tema delle casse, è giusto ricordare che tutti i fiumi sono storicamente dotati di spazi che ospitano le acque in caso di piena. Si tratta delle golene, che anche il Baganza ha sempre avuto, fin dalla notte dei tempi. Purtroppo però, una cementificazione disordinata e male pianificata ha invaso lo spazio vitale del torrente con condomini, capannoni ed insediamenti di vario tipo. Per dare un’idea della gravità del fenomeno, il volume previsto per le future casse di espansione è meno della metà dello spazio antico delle golene, divorate dall’urbanizzazione. Se non si cambiano radicalmente le logiche con le quali si utilizza il territorio nelle vicinanze dei corsi d’acqua, nessun argine sarà mai abbastanza alto.

Per questo, WWF e Legambiente hanno redatto una serie di osservazioni al progetto della cassa d’espansione, volte a promuovere un approccio più complessivo alla questione, con lo scopo di garantire la salute del Baganza lungo tutto il suo corso. Tutto questo non va certo a discapito della difesa dei centri abitati e delle attività umane. Al contrario, per rendere sicuro il Torrente è indispensabile trattarlo come un corpo vivo, bisognoso di cure vere, non di palliativi. Se si riuscirà a migliorarne lo stato di salute dalla sorgente fino alla confluenza con il Parma, anziché intervenire qua e là con interventi estemporanei sui sintomi, si garantirà nel modo migliore la difesa dalle alluvioni, la qualità delle acque, e l’equilibrio ecologico. Il tutto a vantaggio dei Cittadini che vivono lungo il Baganza, che si trovino nelle alte valli, o a Parma.

Difendere il Baganza per difenderci dalle alluvioni”: visita guidata sabato 18 e convegno mercoledì 22 aprile


Clicca per il programma completo

convegno baganza

Quanta ghiaia c’è nel Baganza: troppa o troppo poca? Perchè quella misteriosa doppia curva appena a monte della città? Il torrente è sempre stato lì? Che cosa c’è in questo ambiente, oltre che acqua e (pochi) sassi?

Dopo tanti luoghi comuni da bar, finalmente la possibilità di informarsi correttamente su un argomento che, dopo l’alluvione di sei mesi fa, ha animato il dibattito in città.

Sabato 18 aprile, h 9,45 ritrovo in via Navetta, presso l’ex “Pontino”. Appuntamento con WWF e Legambiente, per una visita guidata in bicicletta con Gabriele Alifraco, dirigente della Provincia ed autore di numerosi studi sulla storia e sull’idraulica di un torrente che non conosciamo ancora abbastanza bene.

Mercoledì 22 Aprile (Earth Day), h 9,15 al Campus Universitario, plesso “Q02” convegno  su una proposta di riqualificazione fluviale per il Baganza. Clicca per il programma completo

Partecipate!

No TiBre autostradale, SI TiBre Ferroviario: la manifestazione è stata un successo

Oltre 600 persone, tra cui i rappresentanti di molti dei comuni interessati dall’opera, hanno marciato ieri nei luoghi minacciati dal nuovo scempio chiamato TiBre, l’assurdo moncone di asfalto che partirà da Pontetaro per morire tra i campi di Trecasali. L’ennesima colata di asfalto inutile, che devasterà un pezzo di campagna tra i più belli della food valley,  al costo di 513 milioni di Euro (mezzo miliardo per 10 km!). Un lungo serpentone di manifestanti pacifici e determinati nel dire No all’ennesima autostrada inutile e Si al completamento del TiBre ferroviario.

Con la mai troppo deprecata eccezione delle testate storiche di Parma,  che si coprono ormai di ridicolo con il loro ostinato silenzio  sulla questione , la stampa ha dato ampio risalto all’evento. Di seguito alcuni link ai servizi pubblicati:

TG3 Emilia Romagna, dal minuto 3,25

Repubblica Parma

ParmaToday

RossoParma

Parma Daily

OgliopoNews