Archivi categoria: specie animali

abbattimento di alberi: la situazione è grave ma non seria

Nei giorni scorsi, come preannunciato da tempo, la sponda destra del Torrente Parma è stata oggetto di un intervento di asportazione di buona parte della vegetazione presente. Abbiamo documentato il tutto con un po’ di fotografie, che abbiamo montato in questo video, condito con un po’ di (amara) ironia.

Come detto, e come sottolineato anche dal Comune di Parma in risposta alle proteste degli amici di Legambiente, il progetto era stato presentato a settembre in una riunione della Rete per Parma Città Verde, di cui anche il WWF fa parte. In quella sede, anche in considerazione del coinvolgimento di una Area di Riequilibrio Ecologico, AIPO (responsabile della gestione degli alvei fluviali) ci aveva presentato un progetto di “taglio selettivo”, che avrebbe eliminato gli alberi secchi o pericolanti, e ridotto le specie invasive (ailanto, robinia, ecc), a favore delle specie di maggior pregio, con una stima di abbattimento di circa il 30% degli esemplari esistenti. A domanda specifica, ci era stato risposto che il sottobosco (importante quanto gli alberi ai fini ecologici, vista la grande varietà di specie a cui offre cibo e protezione) sarebbe stato tagliato solo ove necessario per la circolazione dei mezzi d’opera.

Dal momento che la principale motivazione addotta per questo intervento è la sicurezza idraulica, nel rispetto più assoluto delle competenze, prerogative e responsabilità di AIPO, che fa questo di mestiere, ci permettiamo di segnalare che: 1) l’area in questione è già stata interessata più volte da piene importanti, tra cui quelle del 2014 (alluvione di Parma) e del 2017 (alluvione di Colorno), senza creare né subire danni rilevanti; 2) che bisogno c’era di radere al suolo tutto il sottobosco, che non ha alcun impatto, se non positivo, sulla sicurezza idraulica?

I risultati li possiamo vedere nelle foto che pubblichiamo di seguito, nelle quali confrontiamo il prima e il dopo. Crediamo che non richiedano ulteriori commenti.

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Living Planet Report 2018 – IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

“UN GLOBAL DEAL PER LA NATURA E LE PERSONE”

scarica il report completo (inglese)       scarica la sintesi in italiano

DAL 1970 AL 2014 DECLINO DEL 60% DELLE DIMENSIONI DELLE POPOLAZIONI DI VERTEBRATI

NEGLI ULTIMI 50 ANNI L’IMPRONTA ECOLOGICA DEL MONDO È CRESCIUTA DEL 190%

CONTINUANDO COSÌ NEL 2050 RESTERÀ SOLO IL 10% DELLA SUPERFICIE DELLE TERRE EMERSE IN CONDIZIONI NATURALI

LlAkqETA.jpegLa natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo.

È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari.

 

Un indice delle popolazioni di animali. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.

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Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.

 

L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.

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Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse  in condizioni naturali si abbasserà al 10%.

Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.

Invertire la curva della perdita di biodiversità. La biodiversità costituisce l’infrastruttura che sostiene tutta la vita sulla Terra. I sistemi naturali e i cicli biogeochimici che la diversità biologica genera consentono un funzionamento stabile dell’atmosfera, degli oceani, delle foreste, dei vari territori e dei bacini idrici. Essi costituiscono i prerequisiti per l’esistenza di una moderna e prospera società umana, capace di continuare a vivere bene nel corso del tempo. Da ora al 2020 abbiamo un’unica finestra di opportunità per formulare una visione di positivo rapporto tra l’umanità e la natura. La Convenzione della Diversità Biologica sta individuando i nuovi obiettivi e i target per il futuro. Questi, insieme agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), possono diventare la chiave per un contesto di protezione concreta e di efficacia nella tutela della natura e della biodiversità.

 

“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

Il video “Edifici Viventi” degli studenti dell’Ulivi terzo al video contest “Urban Nature” del WWF Italia

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L’iniziativa Urban Nature, celebrata lo scorso weekend dal WWF in tutta Italia per sottolineare l’importanza della biodiversità urbana, ha vissuto a Parma un momento significativo. Gli studenti del Liceo Ulivi hanno infatti presentato l’importante lavoro svolto nei mesi scorsi per lo studio e la tutela di rondoni, rondini e balestrucci.

All’evento, presso l’Aula Magna Mezzetti dell’Ulivi, alla presenza del Dirigente Prof. Brunazzi, hanno partecipato: Alessandro Tassi Carboni (Presidente del Consiglio Comunale di Parma), Rolando Cervi (Presidente WWF Parma), Laura Dello Sbarba (Vicepresidente ADA Onlus) e Giovanni Nobili (Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri Reparto Biodiversità).

I ragazzi della V F, guidati dal Prof. Andrea Beseghi, hanno messo a punto un metodo di rilevamento e censimento delle colonie di rondoni, rondini e balestrucci, di cui hanno mappato la presenza in tutto il centro storico di Parma, verificando una buona presenza di rondoni e balestrucci, ma purtroppo l’assenza di rondini. Hanno inoltre catalogato diversi semplici accorgimenti che, messi in pratica in occasione della ristrutturazione degli edifici storici, possono favorire il mantenimento dei siti di nidificazione.

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Durante il loro lavoro hanno realizzato “Edifici Viventi”, un video di documentazione del progetto, che ha ottenuto un prestigioso 3° posto al Video Contest Urban Nature 2018, per il quale sono stati premiati a Roma ieri, 7 ottobre.

Rolando Cervi, Presidente del WWF di Parma, si è complimentato di persona con gli studenti e con il Prof. Beseghi: “il lavoro dei ragazzi dell’Ulivi è davvero importante, un caso esemplare di citizen science, hanno definito un metodo logico e non eccessivamente complesso, che potrebbe essere replicato in molti altri centri storici. Rondini, rondoni e balestrucci sono specie molto importanti per l’ecosistema urbano da molti punti di vista, ad esempio perché controllano le popolazioni di zanzare ed altri insetti nocivi, inoltre mantenere i loro siti di nidificazione permette anche ad altre specie utili di continuare a popolare i nostri centri storici. Ricordiamo che la biodiversità urbana, sia animale che vegetale, non è importante solo per la sua bellezza, ma perché favorisce il benessere, la salute e la qualità della vita di tutti noi”.

che occhi grandi che hai! in viaggio con il lupo dentro di noi

Fidenza – Auditorium delle Orsoline

Venerdì 28 settembre h 21

Venerdì 5 ottobre h 21

Venerdì 12 ottobre h 21

Il lupo è tornato sulle nostre montagne, suscitando sentimenti contrastanti, discussioni, strumentalizzazioni politiche e mediatiche. Con questo ciclo di incontri il WWF vuole contribuire alla corretta conoscenza, comprensione e interpretazione del fenomeno.

Questo il programma:

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ottima la decisione del governo di impugnare i tentativi di riaprire la caccia al lupo

Di seguito la presa di posizione del WWF Italia, che plaude alla decisione del CDM di impugnare il vergognoso tentativo delle province di Trento e Bolzano di riaprire la caccia al lupo.

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Parma è uno dei territori nei quali le mistificazioni e la malafede sulla questione lupo si sono maggiormente concentrati, basta ricordare lo scandaloso servizio-bufala delle iene, i ridicoli titoloni sulla Gazzetta, o i tanti tentativi di strumentalizzazione da parte di politichetti di paese in cerca di visibilità a buon mercato. Siamo perciò particolarmente soddisfatti della decisione del governo di tenere la barra dritta su una questione che non è solo ambientale, ma anche e soprattutto civile e culturale.

LUPI: WWF, DECISIONE CDM DI IMPUGNARE LEGGI TRENTO E BOLZANO SU ABBATTIMENTI LUPI E ORSI È SPLENDIDA NOTIZIA

La decisione del Consiglio dei ministri di impugnare le leggi delle province autonome di Trento e Bolzano, così come il WWF aveva chiesto sin dalla loro approvazione, è una splendida notizia per il futuro della Natura d’Italia e per quanti ogni giorno lavorano per difenderla e salvaguardarla.
Questi provvedimenti, infatti, rappresentavano un precedente gravissimo. La fauna è un bene indisponibile dello Stato e la gestione delle specie più importanti e minacciate va fatta almeno su base nazionale, avendo una visione complessiva e non localistica della loro conservazione, tanto da essere regolata da Direttive Europee ed internazionali.
La tutela della natura, quindi di specie, habitat ed ecosistemi, rappresenta un valore primario in capo allo stato. Il WWF nel ringraziare il ministro dell’Ambiente Sergio Costa gli da attodi aver coerentemente mantenuto una posizione di rigore rispetto a questo principio garantendo così anche una corretta applicazione dei piani previsti per queste specie e già condivisi anche con le province di Trento e Bolzano.
La convivenza con i grandi carnivori si garantisce solo con una corretta informazione e soluzioni concrete per la prevenzione dei danni, su cui la Provincia di Trento sta, in realtà, lavorando efficacemente, mentre quella di Bolzano non ha finora fatto alcunché. Ora è necessario continuare il percorso per prevenire i conflitti e favorire la convivenza con i lupi, sbloccando l’approvazione di un Piano nazionale di gestione del lupo che aveva ricevuto l’avvallo della larga maggioranza delle regioni e che avrebbe fornito strumenti utili e fondi per la conservazione e convivenza con il lupo, un animale simbolo della natura d’Italia.

Roma, 6 settembre 2018

Wwf Italia
Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497 332 – 266 – 259

Cel. 340 9899147 – 329 8315718

IL 20 MAGGIO TORNA LA GIORNATA DELLE OASI WWF

immagine festa oasi 18  OASI DI CRONOVILLA – PROGRAMMA

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RISERVA DEI GHIRARDI – PROGRAMMA

Domenica 20 maggio torna la Giornata della Oasi WWF, un’occasione straordinaria per celebrare la biodiversità del nostro Paese, ricchissimo di ambienti e specie naturali.

Verranno aperte gratuitamente al pubblico, con speciali eventi e visite guidate, le Oasi e le riserve del WWF che si potranno visitare per scoprire i tesori nascosti della natura italiana, come lupi, orsi, aquile, aironi, lontre, cervi e daini custoditi negli angoli più belli e suggestivi del nostro Paese, dal nord al sud d’Italia.

Il WWF Parma celebrerà la giornata nelle due aree protette che gestisce nel Parmense: la Riserva dei Ghirardi, presso Borgotaro, e l’Oasi di Cronovilla, a Vignale di Traversetolo. Le Oasi saranno aperte al pubblico a partire dalla mattina, con visite guidate e altre iniziative di sensibilizzazione sull’importanza della tutela della biodiversità.

La nostra festa delle Oasi precede la Giornata Mondiale della Biodiversità, il 22 maggio, indetta dall’Onu per sottolineare quanto sia importante difendere e tutelare la ricchezza della vita sulla Terra.

Il Pianeta in 40 anni ha perso più del 50% degli animali selvatici che un tempo lo abitavano. La causa di questa di questo disastro è l’incapacità dell’uomo di vivere in maniera sostenibile in un sistema naturale regolato da equilibri ecologici fragili e cruciali. La principale espressione della nostra aggressiva presenza su questo pianeta è l’uso criminale delle risorse naturali e in particolare il bracconaggio: un’azione deviata e perversa che in tutto il mondo sta portando all’estinzione di specie chiave per gli ecosistemi, come la tigre, il lupo, i rapaci e gli uccelli migratori.

Proprio per sensibilizzare su questi temi, domenica a Cronovilla verranno liberati alcuni splendidi uccelli, curati e recuperati al CRAS Rifugio Matildico di S. Polo d’Enza.
Ricordiamo che la giornata delle Oasi sarà anche il momento di chiusura dalla campagna “SOS Animali in trappola”: una maratona di raccolta fondi alla quale si può contribuire dal 6 maggio al 20 maggio, inviando un sms o chiamando da rete fissa il 45590.

Il programma delle giornate è disponibile sulle pagine social e sul sito web del WWF Parma

conoscere, far conoscere, tutelare la biodiversità – ciclo di incontri e uscite

 

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Vuoi conoscere la biodiversità del tuo territorio? Vuoi esplorarla sul campo, con l’aiuto di esperti Volontari WWF? Questa è l’occasione giusta! Primo incontro il 3 maggio.

qui trovi il programma completo

posti limitati, ISCRIVITI subito!

 

Ancora sul tema Lupi

lupo guido sardellaQuesta la risposta ad un’opinione pubblicata sulla Gazzetta nei giorni scorsi sul tema dei lupi, inviata congiuntamente agli amici della Lipu, mai pubblicata.

Abbiamo letto con estremo interesse l’intervento di Leopoldo Testi sul tema dei lupi. In particolare, ci è sembrato molto calzante il passaggio nel quale paventava possibili “eventi irreparabili”. In effetti il mondo venatorio ha tutte le competenze per parlare di tragedie irreparabili, dato che nei primi quattro mesi di questa stagione venatoria, da settembre a Natale, il canto delle doppiette ha lasciato sul campo in Italia 25 morti e 58 feriti. Le stesse doppiette che i cacciatori vedono come l’unico modo per effettuare quell’azione “equilibratrice” che Testi auspica a danno del lupo. 

Si tratta di un’idea molto presente nel mondo venatorio e non solo, quando si parla di gestione della fauna selvatica. Soltanto che, a parte le ovvie considerazioni etiche, si tratta di pratiche che i fatti dimostrano essere inefficaci. L’esempio migliore sono proprio i cinghiali, che il Sig. Testi cita a supporto delle proprie elucubrazioni pseudoscientifiche. Il cinghiale è stato ripopolato scriteriatamente negli anni 60-70 proprio per sollazzare i cacciatori, per giunta con sottospecie più grandi e prolifiche di quelle autoctone, che hanno prodotto il recente boom demografico e i relativi, innegabili danni all’ambiente e all’agricoltura. Da ormai molti anni, i piani di controllo del cinghiale, svolti per lo più con l’incivile, dannosa e insensata tecnica della “braccata”, uccidono solo nel parmense svariate migliaia di capi ogni anno, senza che popolazioni e danni all’agricoltura accennino a diminuire. Per chiudere il cerchio, si noti che la numerosità del cinghiale è uno dei principali fattori che hanno favorito il ritorno del lupo, suo principale predatore.

Nessuno nega che la convivenza tra l’uomo e il lupo sia problematica: entrambe le specie occupano la parte alta della catena alimentare, è naturale che si ritrovino in competizione. Cosi come nessuno nega che si debba rafforzare il sistema di indennizzo per gli allevatori che subiscono danni da predazione. Problematica che esiste e che a noi sta a cuore, a differenza del mondo venatorio al quale tutto questo sembra interessare poco, intento come è a cavalcare le reazioni “di pancia” solo per il raggiungere il miraggio di un piano di abbattimento.

Se da una parte, le anacronistiche dichiarazioni del Sig. Testi portano “politicamente” acqua al mulino del mondo ambientalista, allargando peraltro il solco che distanzia mondi differenti, dall’altra ci prenderemmo pure, con intelligenza e con buon senso, la responsabilità di dialogare. Si tratta però di un tema serio e complesso, che richiede esperienza sul campo, competenze tecnico scientifiche, mente aperta ed onestà intellettuale, diventa davvero difficile trovare un terreno di confronto con argomentazioni come quelle esposte da Testi.

Ricordiamo peraltro che tutte le evidenze tecnico-scientifiche confermano che l’abbattimento non è una risposta efficace al problema. Esistono invece accorgimenti che possono minimizzare i danni causati dai lupi alla zootecnia e agli animali d’affezione. Sono già stati sperimentati con successo, anche nella nostra provincia, ma non contemplano piombo, polvere da sparo, e abbigliamento mimetico, per cui gli ultimi seguaci di Diana (per non parlare della potente lobby delle armi che si ingrassa grazie alle loro gesta), non sono disposti a prenderli in considerazione. Anche perchè si dimostrerebbe, una volta di più, che affidare la risoluzione di un problema a chi ha concorso a causarlo, non mai è un’idea saggia.

la natura è allo stremo, ma le doppiette non possono tacere

INACCETTABILE CONSENTIRE LE PREAPERTURE CON FAUNA STREMATA DA INCENDI E SICCITA’

Anche la Regione Emilia-Romagna sta ignorando il parere scientifico dell’ISPRA

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  Il nostro non è un paese per la fauna selvatica. Una classe politica miope vorrebbe forse i cieli d’Italia vuoti rendendo concreto lo scenario preconizzato dal grande scrittore americano Jonathan Franzen: “Emptying the skies”. Dopo un’estate eccezionale per caldo, siccità e incendi, le Regioni italiane, senza che il ministero dell’Ambiente intervenga, danno il via libera come se nulla fosse successo ai cacciatori, per completare la mattanza della fauna selvatica, messa a durissima prova dal caos climatico e dai ladri di natura che hanno dato alle fiamme ampie zone dell’Italia, prendendo di mira in particolare le aree protette, che dovrebbero essere zone sicure per gli animali.

L’Abruzzo è l’unica Regione che ha fatto una breve dilazione – anche grazie alle vittorie davanti al TAR nei ricorsi presentati dal WWF contro i calendari venatori degli anni precedenti  – si caccerà  dal primo ottobre, anziché iniziare all’apertura della stagione venatoria il 17 settembre, ma c’è da aggiungere che tutte le altre 18 Regioni, tranne la Liguria che apre la caccia regolarmente il 17 settembre, hanno chiesto addirittura la pre-apertura della caccia (comprese la Campania, il Lazio, la Sardegna, la Sicilia, la Toscana più colpite dagli incendi) come se non fossimo in emergenza.

Non si registra alcun intervento di limitazione dell’attività venatoria, ignorando anche il parere dell’ISPRA. Secondo il WWF Italia, l’unica decisione  ragionevole  sarebbe stata quella di sospendere l’avvio della stagione venatoria, rinviando l’apertura della caccia di almeno un mese. Emblematica la situazione del Lazio dove da un lato la stessa Regione fornisce i dati drammatici degli incendi (“Un immenso patrimonio naturale è oramai andato in fumo”), dall’altro concede il via libera ai cacciatori con solo una ridicola limitazione d’orario. Tra tutte le regioni italiane, solo la Liguria non ha previsto la pre-apertura della caccia prima della terza domenica di settembre.

E’ singolare – sottolinea il WWF – che il Ministro dell’Ambiente Galletti non abbia ancora speso una parola di appoggio e condivisione del duro parere reso dall’ISPRA, istituto posto sotto il controllo dello stesso Ministero che ha chiesto in una lettera inviata alle Regioni di adottare provvedimenti per limitare l’attività venatoria proprio a causa degli incendi e della siccità che hanno colpito ampie zone del Paese. Atto dovuto quello di sostenere l’iniziativa di ISPRA da parte del Ministro, aggiunge il WWF,  anche in considerazione del fatto che “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.

Anche la Regione Emilia-Romagna ha deciso purtroppo per un comportamento irresponsabile, con la decisione di non modificare i calendari venatori. Per il Delegato regionale del WWF Italia “quella stessa Regione che ha chiesto per tempo lo stato di calamità per la grande siccità di questa estate ritiene che la stessa siccità non sia un buon motivo per togliere ai cacciatori il loro passatempo preferito. Ecco perchè domani, due settembre, in un territorio stremato da mesi senza pioggia e con temperature senza precedenti, ricominceranno a cantare le doppiette. La strage “sportiva” non si può fermare, nemmeno nelle condizioni più estreme”.