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disboscamenti selvaggi sui fiumi: il comunicato delle Associazioni Ambientaliste

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Le associazioni ambientaliste – Legambiente, Lipu, ReteambienteParma, WWF, tornano sulla questione dei disboscamenti nell’alveo e lungo le fasce fluviali del torrente Parma a Langhirano e Lesignano de’ Bagni. I lavori effettuati nel Parma sono solo un episodio dei tanti segnalati alle associazioni ambientaliste in questi ultimi due mesi da cittadini preoccupati per la distruzione di ambienti boschivi ripariali: il Baganza a San Vitale, il Lorno, il Rio Masdone, il Canale Milanino e altri ancora. Poiché la responsabilità della manutenzione dei corsi d’acqua è in capo a una serie di enti pubblici che devono operare nel rispetto di norme che si ritengono valide e non è compito delle associazioni seguire in modo analitico ogni intervento, si è deciso di concentrare l’attenzione sul caso di Langhirano, come situazione esemplare riferibile a tanti casi analoghi.

Le associazioni quindi, dopo avere fatto presente alle autorità competenti vari dubbi sulla correttezza dei lavori in corso e supportate da esperti di ecologica fluviale, hanno provveduto ad eseguire delle verifiche sul cantiere con la finalità di fornire al Comune di Langhirano suggerimenti utili al fine di migliorare la qualità ambientale dell’intervento. E’ noto, infatti, che la vegetazione fluviale va rimossa in alcune situazioni di rischio, ma va mantenuta dove svolge funzioni positive, come il rallentamento della corrente a beneficio dei tratti a valle, la difesa delle sponde, il miglioramento dell’ambiente acquatico ed il collegamento ecologico.

Al termine delle verifiche sul campo e della redazione delle proposte le associazioni hanno riferito in conferenza stampa l’esito dei lavori. “L’autorizzazione ed il progetto erano piuttosto generici, così abbiamo consegnato al Comune una lista di suggerimenti per eseguire i lavori in modo corretto” affermaPedrelli, “ma a un successivo controllo nessuno dei nostri suggerimenti risulta recepito, anzi, emergono numerose gravi difformità anche rispetto all’autorizzazione del Servizio Tecnico di Bacino”. Fior elenca in modo sintetico i gravi danni verificati: apertura non autorizzata di nuove piste con conseguente distruzione delle praterie con orchidee e taglio quasi totale di un raro bosco di ontani a causa del passaggio dei mezzi, , eliminazione di saliceti arbustivi, tagli di alberi fino a 150 metri dall’alveo, dove la vegetazione non costituisce ostacolo al deflusso delle acque e quando le prescrizioni parlano di 10 metri, taglio a raso, mancata rimozione della ramaglia e conseguente aumento del rischio idraulico”. Ottolini lamenta la difficoltà a trovare un dialogo con le autorità competenti: “abbiamo evitato di aprire polemiche sulla stampa, siamo stati disponibili a più incontri, in Comune e presso l’area di intervento, abbiamo consegnato un progetto dettagliato sul come era possibile operare nel rispetto delle leggi e dell’ambiente fluviale, ma siamo ancora in attesa di una risposta scritta e purtroppo la risposta è già arrivata nei fatti. L’unico criterio seguito è stato quello della riduzione dei costi e della massimizzazione dei ricavi, derivanti dalla vendita del legname asportato, per la ditta che ha eseguito i lavori”. Infine le associazioni individuano tra le cause della distruzione della vegetazione e degli ambienti fluviali, la mancanza di personale competente sia in fase progettuale che di esecuzione dei lavori e la modalità realizzazione dei lavori con la cosidetta compensazione che incentiva la ditta a tagliare ricavando un utile dallo sfruttamento di beni pubblici e multifunzionali. Le aree interessate dagli interventi hanno così perso molte delle loro funzioni non ultima quella ricreativa: nessuno più vorrà farsi una passeggiata in quei luoghi che, ricordano le associazioni, sono da poco stati inclusi nella Riserva MaB Unesco dell’Appennino Tosco-Emiliano e meritavano quindi ben altro trattamento.

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Baganza: senza un progetto complessivo, la cassa d’espansione rischia di essere una risposta parziale

epa04446285 Part of a bridge in Parma, northern Italy, after flooding, 14 October 2014. Parma mayor Federico Pizzarotti has described the situation as 'much worse than expected' after the Baganza River burst its banks and left many parts of the northern city buried in mud. EPA/SANDRO CAPATTI +++(c) dpa - Bildfunk+++

Sicurezza e naturalità dei fiumi vanno a braccetto. Non ci può essere l’una senza l’altra. Anche per il Baganza la strategia deve essere questa. Lo sostengono WWF e Legambiente sulla base di numerosi studi scientifici e dei dati specifici che riguardano il Baganza che, in cinquant’anni, ha visto dimezzarsi il naturale spazio di esondazione, spazio rubato dalla cementificazione. Dunque la progettata Cassa d’espansione può rivelarsi utile solo se inserita in un intervento complessivo sul fiume, altrimenti sarà una soluzione solo parziale.

Ad un anno esatto dalla drammatica esondazione del Baganza, che sommerse i quartieri Montanara e Molinetto, una serie di interventi nel tratto cittadino del corso del torrente stanno cercando di garantire un maggiore livello di sicurezza, mentre si invoca come la panacea di tutti i mali la cassa d’espansione.

Pur comprendendo l’urgenza di dare risposte alla preoccupazione di tanti cittadini, non possiamo non rimarcare che si tratta di risposte estemporanee all’emergenza, senza un progetto complessivo di riqualificazione fluviale.

In particolare sul tema delle casse, è giusto ricordare che tutti i fiumi sono storicamente dotati di spazi che ospitano le acque in caso di piena. Si tratta delle golene, che anche il Baganza ha sempre avuto, fin dalla notte dei tempi. Purtroppo però, una cementificazione disordinata e male pianificata ha invaso lo spazio vitale del torrente con condomini, capannoni ed insediamenti di vario tipo. Per dare un’idea della gravità del fenomeno, il volume previsto per le future casse di espansione è meno della metà dello spazio antico delle golene, divorate dall’urbanizzazione. Se non si cambiano radicalmente le logiche con le quali si utilizza il territorio nelle vicinanze dei corsi d’acqua, nessun argine sarà mai abbastanza alto.

Per questo, WWF e Legambiente hanno redatto una serie di osservazioni al progetto della cassa d’espansione, volte a promuovere un approccio più complessivo alla questione, con lo scopo di garantire la salute del Baganza lungo tutto il suo corso. Tutto questo non va certo a discapito della difesa dei centri abitati e delle attività umane. Al contrario, per rendere sicuro il Torrente è indispensabile trattarlo come un corpo vivo, bisognoso di cure vere, non di palliativi. Se si riuscirà a migliorarne lo stato di salute dalla sorgente fino alla confluenza con il Parma, anziché intervenire qua e là con interventi estemporanei sui sintomi, si garantirà nel modo migliore la difesa dalle alluvioni, la qualità delle acque, e l’equilibrio ecologico. Il tutto a vantaggio dei Cittadini che vivono lungo il Baganza, che si trovino nelle alte valli, o a Parma.

Difendere il Baganza per difenderci dalle alluvioni”: visita guidata sabato 18 e convegno mercoledì 22 aprile


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convegno baganza

Quanta ghiaia c’è nel Baganza: troppa o troppo poca? Perchè quella misteriosa doppia curva appena a monte della città? Il torrente è sempre stato lì? Che cosa c’è in questo ambiente, oltre che acqua e (pochi) sassi?

Dopo tanti luoghi comuni da bar, finalmente la possibilità di informarsi correttamente su un argomento che, dopo l’alluvione di sei mesi fa, ha animato il dibattito in città.

Sabato 18 aprile, h 9,45 ritrovo in via Navetta, presso l’ex “Pontino”. Appuntamento con WWF e Legambiente, per una visita guidata in bicicletta con Gabriele Alifraco, dirigente della Provincia ed autore di numerosi studi sulla storia e sull’idraulica di un torrente che non conosciamo ancora abbastanza bene.

Mercoledì 22 Aprile (Earth Day), h 9,15 al Campus Universitario, plesso “Q02” convegno  su una proposta di riqualificazione fluviale per il Baganza. Clicca per il programma completo

Partecipate!