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tra approssimazione e malafede, non si ferma la disinformazione sul lupo

Questa la lettera di precisazione che abbiamo inviato alla gazzetta di parma a seguito dell’ennesimo episodio di cattiva informazione sul tema del lupo. Tra una foto delle vacanze, un’invettiva su un sacco del rudo incustodito, e la deontologia che ben conosciamo, non è detto che trovino lo spazio per pubblicarla..

alrticolo lupi gazzetta 22 8 16Come se non bastassero le uscite estemporanee di tanti politichetti locali in cerca di visibilità a buon mercato, siamo costretti a segnalare un caso di informazione scorretta ad opera della Gazzetta di Parma sul tema dei lupi. Ci riferiamo all’articolo di ieri, 22 agosto, che raccontava di un avvistamento nel langhiranese.

Il cronista, dopo poche righe, butta lì una frase che sarebbe trascurabile se ascoltata ai tavoli di un’osteria, ma che non può passare sotto silenzio quando appare nelle pagine di un organo di informazione: “Mentre si discute se reintrodurre i lupi in Appennino sia stato saggio…”.

Siamo stupefatti che sia ancora necessario chiarire che non c’è mai stato alcun programma di reintroduzione del lupo in Italia. É una leggenda che gira da tempo, priva di fondamento e di qualunque riscontro, e troviamo davvero incredibile che la si debba vedere rilanciata sulle colonne di un quotidiano.

I lupi hanno ripopolato l’Appennino naturalmente, grazie alle loro caratteristiche sociali e biologiche, agevolati da alcuni fattori che possiamo sintetizzare così: le leggi a protezione della specie, introdotte negli anni ‘70, che hanno messo fine a secoli di sterminio, salvandola dall’estinzione; la diminuzione della presenza e dell’attività umana sulle nostre montagne; l’aumento di prede, in particolare i cinghiali. É utile anche chiarire che i lupi liberi in natura con radiocollare a scopo di studio e monitoraggio, sono stati raccolti a seguito di bracconaggio, incidenti o avvelenamenti, curati e poi rilasciati nei luoghi d’origine.

Chiediamo di pubblicare questa rettifica con una visibiltà almeno pari a quella dell’articolo citato. Crediamo che l’opinione pubblica, evidentemente molto colpita dal ritorno del lupo sul nostro territorio, abbia il diritto di ricevere dai media informazioni con un minimo di fondamento, che non alimentino e rilancino chiacchiere false e tendenziose, poi ognuno sarà libero di costruirsi un’opinione sulla base della propria cultura e sensibilità.

 

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Sulla strada del mare ricordiamoci la “tassa occulta” della TiBre.

manif no tibreCi sono notizie apparentemente lontane, che indicano chiaramente in che direzione va il mondo. Nei giorni scorsi, pochissimo rilievo ha avuto l’impresa di Solar Impulse II, un prototipo di aereo ad energia solare che ha compiuto il giro del mondo senza bruciare una goccia di carburante. Un volo verso il futuro, oggi relegato nei trafiletti delle pagine interne, ma del quale probabilmente i nostri nipoti leggeranno nei libri di storia.

Sempre in questo periodo, i giornali ci raccontano dei fragorosi buchi finanziari, e relativi risvolti giudiziari, di troppe “grandi opere” italiane, volute e portate avanti con la testa rivolta al secolo scorso e agli interessi dei soliti noti. La BreBeMi, inaugurata in pompa magna solo due anni fa in vista della grande abbuffata dell’Expo, continua la sua agonia fatta di traffico inesistente, denaro pubblico sperperato, azionisti in fuga. Pochi chilometri più a ovest, un altro progetto novecentesco come la Pedemontana Veneta rischia di non venire mai inaugurato, dopo avere devastato un territorio e triplicato i costi, trasformandosi in una polpetta avvelenata da parecchi miliardi per i conti pubblici. Progetti promossi da una classe dirigente che, a dispetto dell’attualità e del buon senso, continua a raccontarci che la ricetta dello “sviluppo” e della “ripresa” deve avere cemento, asfalto e petrolio come ingredienti irrinunciabili.

In questo quadro, colpisce la pervicacia con la quale i signori del cemento parmensi, con il ben noto codazzo politico bipartisan, insistano nel portare avanti il folle progetto pomposamente chiamato TiBre. Si tratta in effetti di molto meno, un moncone di asfalto di dieci chilometri che collegherà Pontetaro con il nulla della campagna di Trecasali. Il tutto devastando centinaia di ettari di (ex) Food Valley, al costo di mezzo miliardo di euro (no, non è un refuso, 513 milioni per meno di dieci chilometri!), raggranellati mettendo le mani nelle tasche degli utenti di Autocisa, i cui pedaggi aumenteranno dell’80% in pochi anni.

Vorremmo che i Parmigiani, mentre in questi giorni viaggiano verso le amate spiagge della Versilia o della Liguria, ricordassero che il salasso che subiranno al casello è questo: una “tassa occulta” per pagare il mozzicone di un’opera assurda, destinata a rimanere incompiuta, visto che i miliardi necessari per arrivare a Verona non ci saranno mai. Il progetto è al momento fermo al palo, e ci sono ancora possibilità di scongiurare il pericolo. Se però dovesse malauguratamente vedere la luce, tra qualche anno leggeremo di autostrada deserta, di buco finanziario tappato da noi contribuenti, di ennesima porcheria all’italiana. Speriamo che allora i Parmigiani si ricordino le voci critiche, del WWF e di tante Associazioni e Comitati, e i pochi, isolati Amministratori di piccoli Comuni della Bassa, che tentano di opporsi a questo scempio, tra lo scherno, quando non gli insulti, dei loro colleghi dalla schiena più flessibile.

LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA CONGELA LA TUTELA DELLA RETE NATURA 2000, UNA GRAVE DECISIONE

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Comunicato congiunto di WWF, Legambiente, LIPU

Stupore e disappunto delle Associazioni ambientaliste per la delibera regionale che sospende le Misure regolamentari relative al settore agricolo all’interno di rete Natura 2000.

“Ritirare il provvedimento e mostrare maggiore attenzione per la conservazione della natura”.

Bologna, 1° luglio 2016 – “Una decisione gravissima, che mette in pericolo la biodiversità dell’Emilia Romagna tutelata dalla rete Natura 2000 e che va immediatamente ripensata”.

Forti sono le preoccupazioni e il disappunto di  Lipu, Legambiente e Wwf per la delibera 710 del 16 maggio 2016 con la quale la Regione Emilia-Romagna ha sospeso, sino al 31 dicembre di quest’anno, le Misure di conservazione di tipo regolamentare relative al settore agricolo in tutti i siti Natura 2000, che presentano al loro interno habitat preziosi e tutelati a livello europeo.

“Si tratta di una scelta molto grave – dichiarano le Associazioni – che può determinare un colpo durissimo alla biodiversità regionale tutelata dai siti Natura 2000, con tutto il loro patrimonio di specie animali e vegetali, siti e habitat naturali legati all’agricoltura”.

La decisione regionale giunge peraltro in un momento in cui le Regioni italiane sono chiamate a risolvere la procedura di infrazione (n. 2015/2163) che la Commissione europea ha aperto per la mancata designazione delle Zone speciali di conservazione (Zsc) e la mancata adozione delle misure di conservazione. La sospensione delle misure regolamentari in ambito agricolo decise dall’Emilia Romagna ritarderebbe ulteriormente la protezione dei preziosi elementi naturali tipici del nostro ambiente agricolo, e fondamentali per la tutela della biodiversità, e li lascerebbe alla mercé di azioni tali da comprometterne, in alcuni casi anche gravemente, l’adeguata conservazione.

“Come se non bastasse – aggiungono le Associazioni – ci giunge  voce che la Regione ha anchedeciso di azzerare i fondi del Psr (Programma sviluppo rurale) 2014-2020 destinati ai pagamenti agro-climatico-ambientali dedicati alla biodiversità. Non saranno certo provvedimenti di questo genere, peraltro presi senza coinvolgere il Comitato di Sorveglianza del Psr, organo preposto al controllo dell’attuazione del programma,  a risolvere i problemi dell’agricoltura regionale mentre essi andranno ad aggravare la situazione proprio di quegli agricoltori virtuosi che hanno puntato sull’ambiente e la sua tutela”.

Con questi provvedimenti la Regione Emilia-Romagna subordina la conservazione della natura agli interessi economici legati ad un modello di agricoltura da tempo abbandonato dall’Unione europa con le ultime riforme della Pac. Oggi la tutela della biodiversità attraverso un efficace e efficiente gestione della rete Natura 2000 è infatti un obiettivo prioritario della Politica agricola comune dell’Europa.

Per tale ragione le tre Associazioni auspicano l’immediato ritiro di questi provvedimenti, ed hanno chiesto in queste ore un incontro urgente all’assessore all’Ambiente Paola Gazzolo, dichiarandosi pronte a percorrere tutte le strade democratiche e giuridiche per tutelare il patrimonio naturale dell’Emilia-Romagna, riconosciuto come bene comune dell’Europa e dell’Italia.

bella serata al festival dei rondoni 2016

Clicca per vedere un breve video che racconta la riuscitissima edizione 2016 del Festival dei Rondoni alla Reggia di Colorno, di seguito il comunicato di ADA onlus.

 

 

Nel fine settimana del 25 e 26 giugno si è svolto il Festival dei Rondoni, evento internazionale che si propone di coinvolgere i cittadini in una piacevole esperienza di “scienza condivisa” utile a diffondere la conoscenza e la tutela della biodiversità urbana.  Tra le 38 località convolte in Italia e all’estero anche Colorno è stata protagonista. Le associazioni ADA Onlus, ASOER, Legambiente Parma e WWF Parma, con il patrocinio del Comune di Colorno hanno infatti organizzato l’evento “Alla Reggia coi rondoni” sabato 25 giugno, nel tardo pomeriggio.

Una trentina di partecipanti è stata guidata nel cortile e nel giardino della Reggia e per le vie del centro storico da Renato Carini, esperto in avifauna che in modo piacevole e preciso ha raccontato con esempi “dal vivo” le straordinarie caratteristiche di rondoni, balestrucci e rondini, grandi divoratori di mosche e zanzare la cui presenza è particolarmente utile all’ uomo ed il cui habitat riproduttivo è minacciato dalla chiusura di fori, fessure e tegole nei palazzi a seguito di lavori di ristrutturazione.

Ai presenti è stato  distribuito materiale informativo sui semplici e non costosi accorgimenti che, in caso di lavori edilizi, possono permettere la vita dei rondoni, autentici “insetticidi naturali”.

All’iniziativa ha partecipato l’Assessore all’Ambiente del Comune di Colorno Pier Luigi Mora cui le associazioni ambientaliste hanno consegnato, come esempio positivo da seguire, la copia della delibera del Comune di Rio nell’Elba in provincia di Livorno che come anche Milano e Trieste ha adottato nel Regolamento comunale l’obbligo di applicare le semplici tecniche “salva rondini, balestrucci e rondoni” che possono trasformare i nostri palazzi in “Monumenti vivi” della biodiversità.

Festa delle Oasi sotto la pioggia

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Oasi WWF dei Ghirardi, Parma

 

Domenica 29 maggio.

Le piccoline di casa protestano a gran voce.

“Sono abituate a stare all’aria aperta” spiega un membro dello staff del WWF “ma oggi il tempo non è un granché…”

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Le caprette hanno appena un paio di mesi, sono le ultime arrivate qui all’ Oasi dei Ghirardi, ma sanno già il fatto loro: hanno imparato che, ad una certa ora, si va fuori al pascolo ed appena ci vedono entrare nella stalla cominciano a protestare per il ritardo. Oggi però continua a piovere e le piccoline dovranno accontentarsi delle carezze dei pochi temerari che hanno deciso di sfidare pioggia e cielo grigio per venire, qui a Borgotaro, a visitare la Riserva Naturale dei Ghirardi.

Purtroppo le condizioni meteorologiche hanno scoraggiato molti visitatori ma a metà mattina arriva comunque un gruppetto di persone che non ha voluto rinunciare a festeggiare la Giornata delle Oasi con il WWF.

La mattina  inizia quindi alla scoperta del bosco di querce con la guida GAE, Nadia Piscina, che ci racconta la vita del bosco (e dei suoi abitanti) attraverso i più piccoli dettagli: la struttura di una foglia, le fattezze di un albero, la forma di un’impronta trovata sul terreno ecc…

Stiamo camminando sotto la pioggia, facendo attenzione a dove mettiamo i piedi, quando, all’improvviso, qualcosa cattura la nostra attenzione: non molto lontano da noi c’è una coppia di cinghiali adulti con cuccioli al seguito. Sorpresi per il casuale incontro, quasi tratteniamo il fiato per non far notare la nostra presenza. Restiamo lì ad osservarli finché non si allontanano dalla nostra visuale.

L’escursione prosegue lungo i sentieri erbosi, tra orchidee, felci ecc… ogni tanto ci fermiamo ad osservare qualche impronta impressa sul fango o un insetto particolare. Il tempo vola via ed arriva il momento di rientrare al Centro visite dell’Oasi per un break a base di formaggi, pane fresco e salumi.

Lo sguardo del Border Collie

Nel pomeriggio l’allevatore Roby Mangia ci invita a vedere una dimostrazione di sheepdog.

Perplessità. ” Ok” pensi ” un cane che raduna le pecore… e allora? L’avrò visto almeno una decina di volte nei film…”

Ma Roby sembra così sicuro del fatto suo che alla fine, incuriosito, decidi comunque di andare a vedere.

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Il cane di Roby è un bel border collie. E’ vivace e socievole: corre, gioca, non sta fermo un attimo, si lascia accarezzare più che volentieri. Mette allegria al solo guardarlo.

Ad un certo punto il padrone gli impartisce l’ordine di radunare le pecore ed  in quel momento l’osservatore rimane letteralmente ammaliato dal repentino cambio di atteggiamento del cane, sembra quasi “trasformarsi”: non più docile giocherellone ma temibile predatore. Lo vedi correre veloce verso il gregge e  scattare agilmente sul terreno bagnato.

I suoi movimenti sono agili ed eleganti, lo sguardo sembra quasi ipnotizzare le pecore (e non solo loro!).

Si avvicina al gregge con fare furtivo, si muove tenendo la pancia vicinissima al terreno,  con la parte anteriore del corpo abbassata rispetto a quella posteriore. Quel suo  sguardo fisso sulle pecore è un qualcosa che non si può descrivere a parole.  Difficile non restarne affascinati.

Tutto in lui evoca l’immagine di un predatore che si accinge  attaccare le proprie  prede ma, in questo caso, le pecore non hanno nulla da temere: il border collie infatti non le morde né le aggredisce mai, si limita solo a compiere il proprio lavoro (riportarle nel recinto, radunarle o condurle da un posto ad un altro).

“(Il lavoro che lui fa in pochi minuti) un uomo da solo non riuscirebbe a farlo neanche in mezza giornata!” commenta un membro dello staff.

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Dimostrazione di Sheepdog

Più osservi il border collie in azione più ti viene in mente qualcun altro…quelle movenze, quello sguardo che sembra voler ipnotizzare le pecore…tutto fa  pensare  ad un lupo che accerchia le prede per poi attaccarle.

Così si finisce a parlare proprio di lui, il cattivo per antonomasia, Sua Malvagità il Lupo, per scoprire che in realtà non è poi così cattivo, anzi.

Il povero animale continua ad essere vittima di pregiudizi e luoghi comuni. Nella nostra cultura incarna da sempre  l’idea del male: lo temiamo fin da bambini per via del suo ruolo oscuro in fiabe quali Cappuccetto Rosso, I Tre Capretti ecc… poi diventiamo adulti e leggiamo certi titoli di giornale che non ce lo rendono certo più simpatico.

Tuttavia, nel sentire i discorsi di chi il lupo lo conosce davvero, ci si rende conto di essere effettivamente poco informati.

Ad esempio, lo sapevate che il lupo non attacca l’uomo? E che l’uomo non è affatto una sua potenziale preda?

Chi ha paura del lupo?

Una persona che lavora qui all’Oasi Ghirardi ci racconta di un suo incontro a distanza ravvicinata con un branco: ci parla del comportamento  di questi animali,  del loro sguardo (che affascina e spaventa al tempo stesso),  delle loro abitudini ecc…

Mentre ascolti finisci con l’immedesimarti nel “terribile predatore” e  cominci a vedere le cose dalla sua prospettiva: sei un lupo che vive nel branco e ne rispetta le regole; non hai nessuna voglia di imbatterti in un essere umano e, qualora dovesse succedere, preferiresti comunque scappar via piuttosto che passare all’attacco. No, non ti senti affatto cattivo e minaccioso quanto, piuttosto, “minacciato” (dai bracconieri, dall’uomo in generale, dai falsi miti ecc…).

A fine giornata si rientra in città con le scarpe sporche di fango ed i capelli un po’ bagnati ma con il bel paesaggio dell’Oasi impresso nella mente e la voglia di saperne di più su “nostro frate lupo” (per conoscerlo meglio e smettere, una volta per tutte, di demonizzarlo).

Stefania Bugiada

 

 

disboscamenti selvaggi sui fiumi: il comunicato delle Associazioni Ambientaliste

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Clicca QUI   e  QUI  per i materiali presentati al convegno dello scorso 22 marzo

Le associazioni ambientaliste – Legambiente, Lipu, ReteambienteParma, WWF, tornano sulla questione dei disboscamenti nell’alveo e lungo le fasce fluviali del torrente Parma a Langhirano e Lesignano de’ Bagni. I lavori effettuati nel Parma sono solo un episodio dei tanti segnalati alle associazioni ambientaliste in questi ultimi due mesi da cittadini preoccupati per la distruzione di ambienti boschivi ripariali: il Baganza a San Vitale, il Lorno, il Rio Masdone, il Canale Milanino e altri ancora. Poiché la responsabilità della manutenzione dei corsi d’acqua è in capo a una serie di enti pubblici che devono operare nel rispetto di norme che si ritengono valide e non è compito delle associazioni seguire in modo analitico ogni intervento, si è deciso di concentrare l’attenzione sul caso di Langhirano, come situazione esemplare riferibile a tanti casi analoghi.

Le associazioni quindi, dopo avere fatto presente alle autorità competenti vari dubbi sulla correttezza dei lavori in corso e supportate da esperti di ecologica fluviale, hanno provveduto ad eseguire delle verifiche sul cantiere con la finalità di fornire al Comune di Langhirano suggerimenti utili al fine di migliorare la qualità ambientale dell’intervento. E’ noto, infatti, che la vegetazione fluviale va rimossa in alcune situazioni di rischio, ma va mantenuta dove svolge funzioni positive, come il rallentamento della corrente a beneficio dei tratti a valle, la difesa delle sponde, il miglioramento dell’ambiente acquatico ed il collegamento ecologico.

Al termine delle verifiche sul campo e della redazione delle proposte le associazioni hanno riferito in conferenza stampa l’esito dei lavori. “L’autorizzazione ed il progetto erano piuttosto generici, così abbiamo consegnato al Comune una lista di suggerimenti per eseguire i lavori in modo corretto” affermaPedrelli, “ma a un successivo controllo nessuno dei nostri suggerimenti risulta recepito, anzi, emergono numerose gravi difformità anche rispetto all’autorizzazione del Servizio Tecnico di Bacino”. Fior elenca in modo sintetico i gravi danni verificati: apertura non autorizzata di nuove piste con conseguente distruzione delle praterie con orchidee e taglio quasi totale di un raro bosco di ontani a causa del passaggio dei mezzi, , eliminazione di saliceti arbustivi, tagli di alberi fino a 150 metri dall’alveo, dove la vegetazione non costituisce ostacolo al deflusso delle acque e quando le prescrizioni parlano di 10 metri, taglio a raso, mancata rimozione della ramaglia e conseguente aumento del rischio idraulico”. Ottolini lamenta la difficoltà a trovare un dialogo con le autorità competenti: “abbiamo evitato di aprire polemiche sulla stampa, siamo stati disponibili a più incontri, in Comune e presso l’area di intervento, abbiamo consegnato un progetto dettagliato sul come era possibile operare nel rispetto delle leggi e dell’ambiente fluviale, ma siamo ancora in attesa di una risposta scritta e purtroppo la risposta è già arrivata nei fatti. L’unico criterio seguito è stato quello della riduzione dei costi e della massimizzazione dei ricavi, derivanti dalla vendita del legname asportato, per la ditta che ha eseguito i lavori”. Infine le associazioni individuano tra le cause della distruzione della vegetazione e degli ambienti fluviali, la mancanza di personale competente sia in fase progettuale che di esecuzione dei lavori e la modalità realizzazione dei lavori con la cosidetta compensazione che incentiva la ditta a tagliare ricavando un utile dallo sfruttamento di beni pubblici e multifunzionali. Le aree interessate dagli interventi hanno così perso molte delle loro funzioni non ultima quella ricreativa: nessuno più vorrà farsi una passeggiata in quei luoghi che, ricordano le associazioni, sono da poco stati inclusi nella Riserva MaB Unesco dell’Appennino Tosco-Emiliano e meritavano quindi ben altro trattamento.

lo strano caso del video sui lupi

lupo video
Normalmente i nostri post raggiungono qualche centinaio di contatti, i più riusciti sono arrivati a 2.000. Sarà l’attualità dell’argomento, sarà l’efficacia dello strumento del video, ma abbiamo fatto il botto!
In una settimana, il post ha raggiunto oltre un milione di persone, il video è stato visualizzato più di 350.000 volte, e la nostra pagina è passata dai 700 “like” racimolati nei primi anni di vita agli attuali 1600 e rotti. Il video è stato inoltre ripreso da La Repubblica Parma.
Questi numeri devono farci riflettere.
Spesso chi si occupa di ambiente lamenta una certa difficoltà nel raggiungere un pubblico vasto. I fatti dimostrano però che, se si sceglie il momento, lo strumento, e il linguaggio giusti, il muro dell’indifferenza si può infrangere!

lupo: tra bufale, iene e opportunismi politici, non si ferma la macchina del fango

FIRMA L’APPELLO DEL WWF PER SCONGIURARE GLI ABBATTIMENTI LEGALI DI LUPI IN ITALIA

Crassa ignoranza, sensazionalismo da due soldi, bufale note da anni: questi gli ingredienti indigesti dell’osceno “pezzo” andato in onda in una nota trasmissione televisiva.

Nel frattempo il WWF non abbassa la guardia per fermare la riapertura della caccia a questi splendidi animali

Visto il clamore, non potevano mancare le parole in libertà di politicanti locali in cerca di visibilità a buon mercato.

IL COMUNICATO DEL WWF Emilia Romagna:

Più bufale che iene: ancora un esempio di informazione scorretta sul lupo
“Più che di iene si è trattato di bufale, cioè di informazioni scorrette e di dati totalmente infondati”, è il commento di Enrico Ottolini, Delegato del WWF Italia per l’Emilia-Romagna, al servizio andato in onda martedì sera su “Le Iene”, un programma di intrattenimento di Italia 1. “E’ sbagliato parlare di migliaia di lupi, di aggressioni quotidiane e della leggenda del rischio per le persone, mettendo sullo stesso piano le opinioni di alcuni residenti locali non rappresentativi, con dati ed indicazioni di un centro di ricerca autorevole come il Wolf Appennine Center. Ed è ancora peggio presentare gravi atti illegali di bracconaggio, pericolosi per altre specie e per le persone, come “un modo per difendersi dal lupo”.
Il WWF conosce bene la realtà dell’Appennino emiliano dove gestisce anche alcune Oasi, fra cui la la Riserva Naturale Regionale dei Ghirardi, che si trova esattamente nella zona dove è stato girato il servizio delle “Iene”. La Riserva ospita un’azienda agricola, con cavalli, mucche, pecore, capre e altri animali domestici. Grazie ad alcune misure, come i cani da guardiania, la presenza del lupo qui non è un problema, anzi, è un fattore di contenimento della popolazione di cinghiale, che a differenza del lupo ha un impatto notevole sull’agricoltura.
Il WWF invita tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza del lupo e delle sue abitudini a visitare l’Oasi dei Ghirardi (oasighirardi.org) e a parlare con le persone che in questa zona lavorano per dare un futuro alla montagna e al suo patrimonio naturale.

 

Sosta gratis in centro: la nota stonata del Comune di Parma

E’ un’iniziativa di scarso valore, poche centinaia di Euro, ma noi del WWF troviamo comunque deprimente e fuori luogo che il Comune di Parma incentivi la sosta delle auto (clicca per la notizia) in centro dopo settimane di emergenza smog. Se il cuore della nostra città è in affanno, anche in periodo di saldi, lo si deve proprio alla miopia di certe scelte. Anzichè trasferire la ricetta dei centri commerciali (basata sull’ auto) al centro storico, perché non cominciare a rendere più sostenibile lo shopping con misure di incentivazione dell’uso del mezzo pubblico (biglietti gratis a chi fa la spesa, consegne a domicilio, ecc.)?
Dove sono finiti i buoni propositi delle linee d’indirizzo del Piano Urbano della Mobilitá Sostenibile, che parlavano tra l’altro di “Un piano per favorire l’uso dei modi di trasporto a minor impatto ambientale e sociale e che assume come criterio guida l’uso efficiente delle risorse pubbliche?” Ci auguriamo che la redazione del piano (che verrà comunque approvato a un anno dal termine del mandato amministrativo, rischiando perciò di rimanere lettera morta) possa essere davvero l’occasione per coinvolgere tutti i soggetti interessati e disegnare insieme un centro storico piú sostenibile e alla portata di tutti.

Sono ben lontani i tempi in cui lo stesso Comune ingaggiava testimonial del calibro di Toscanini e Maria Luigia per spiegare ai parmigiani che in centro conviene andarci con l’autobus: la pubblicità d’epoca fa parte dell’archivio storico della TEP ed è consultabile all’indirizzo http://www.tep.pr.it/azienda/pubblicita_3/urau_4.aspx
tep toscanini maria luigia
Ci permettiamo di riprodurla nella speranza che qualcuno segua l’autorevole consiglio. E che i nostri amministratori, bacchettati dal Maestro, evitino in futuro note stonate e favoriscano mezzi di trasporto più… verdi.

Immagine tratta dal sito www.tep.pr.it

NO all’ampliamento del Paip. Presentate le nostre osservazioni.

Wwf Parma, assieme agli amici di Ada e Legambiente, ha presentato alla Provincia di Parma, il documento di Osservazioni al progetto di Iren di potenziamento dell’inceneritore di Parma, in base all’art. 35 dello Sbloccaitalia.

Le osservazioni focalizzano sei punti concreti nei quali, a giudizio delle associazioni ambientaliste, la richiesta di Iren è deficitaria se non decisamente in contrasto con l’attuale AIA (Autorizzazione integrata ambientale) in vigore per il PAIP (polo ambientale integrato) di Ugozzolo e, di conseguenza, le tre associazioni chiedono alla Provincia di rigettare la proposta di Iren.

Il gruppo di lavoro che ha redatto le Osservazioni è stato coordinato da Maurizio Olivieri ed ha visto la partecipazione di: Rolando Cervi, Enrico Ottolini, Antonio Bodini, Ovidio Bussolati, Paolo Casalini, Pier Giuseppe Froldi, Nicola Nardomarino, Andrea Varacca, Mario Del Chicca, Francesco Dradi, Rosalba Lispi.

La prima osservazione è proprio sul tentativo di Iren di configurare come Non Sostanziale, la richiesta di ampliare l’autorizzazione da 130.000 a 195.000 tonnellate. In questo modo Iren eviterebbe di sottoporre a nuova Valutazione d’Impatto Ambientale l’impianto, considerando appunto Non Sostanziale, l’aumento di rifiuti da bruciare. Invece le tre associazioni considerano l’aumento del 50% di quantitativo di rifiuti una variazione sostanziale e, quindi, necessaria di un nuovo procedimento ad hoc.

Il secondo e terzo punto sono di natura tecnico-amministrativa ed evidenziano da un lato la mancanza dei decreti attuativi previsti dall’art. 35 SbloccaItalia, per individuare gli impianti esistenti, e dall’altro la difficoltà nell’applicare la classificazione R1 (impianto di recupero) all’impianto di Ugozzolo, che attualmente per il teleriscaldamento opera in regime di deroga.

La quarta osservazione evidenzia come cambiando l’oggetto dell’AIA (Autorizzazione integrata ambientale) da quantitativo in tonnellate a Potere calorifico medio (PCl) diventi estremamente arduo controllare il rispetto dell’autorizzazione stessa, poiché come scrive la stessa Iren nella relazione tecnica «dovendosi prevedere l’esercizio dell’impianto in condizioni di saturazione delle proprie capacità,non sia definibile un quantitativo di rifiuti conferibili all’impianto essendo evidentemente lo stesso variabile in funzione delle intrinseche caratteristiche del rifiuto». Nei fatti la richiesta a 195.000 tonnellate è meramente indicativa, dipendendo dal potere calorifico di ogni singolo carico in arrivo all’impianto. Un elemento che renderebbe, a questo punto, necessario un controllo capillare su tutti i camion in entrata, un’eventualità non considerata dal proponente.

Rimane il punto fermo dell’autorizzazione vigente in tonnellaggi e non in potere calorifico, il che muta radicalmente l’oggetto dell’AIA.

Il quinto punto si concentra sulle emissioni di inquinanti in atmosfera, smentendo l’assunto di Iren che nulla cambierebbe. Le associazioni evidenziano come, pur in invarianza di portata dei fumi dal camino, si avrebbe un aumento dei volumi totali prodotti ed immessi in atmosfera. Inoltre c’è una pianificazione (Piano della qualità dell’aria regionale, Paes) che prevede una costante riduzione delle emissioni di CO2 e di altri gas climalteranti.

Infine Legambiente, Wwf e Ada sottolineano nella sesta e ultima osservazione come vi sia una incompatibilità della richiesta di Iren con la pianificazione in materia di rifiuti ed energia. Pur nelle more dell’art. 35 dello SbloccaItalia la pianificazione vigente va tenuta in conto (e attualmente l’autorizzazione è solo per rifiuti prodotti in ambito provinciale) e, pur non ancora in vigore, non si può ignorare la programmazione in corso di definizione per l’ambito regionale e i sub-ambiti di area vasta