15 marzo 2019, in marcia per il clima. una data che non dimenticheremo!

downloadNon dimenticheremo facilmente la marea di oltre 8mila ragazzi scesi in piazza a Parma il 15 marzo per la grande mobilitazione globale sul clima. Un’intera generazione in tutto il mondo ha gridato con forza il suo “basta!” all’indifferenza, alla passività, all’attendismo sui cambiamenti climatici. E’ stata un’emozione potentissima mettersi in marcia con questi ragazzi, un’onda determinata, colorata, pulita, che ha fatto del 15 marzo una giornata da ricordare e celebrare negli anni a venire. IN QUESTO BREVE VIDEO abbiamo raccolto un po’ delle immagini, e speriamo anche delle emozioni, di questo venerdì memorabile.

Annunci

Aria avvelenata e indifferenza: un mix letale

NON RASSEGNIAMOCIIl 2019 è iniziato esattamente come si è chiuso il 2018 per i parmigiani, così come per tanti compagni di sventura delle città padane: polveri sottili fuori controllo, aria avvelenata, pericolo di gravi malattie. Lo scorso anno i giorni nei quali la concentrazione di PM10 ha superato il limite di legge di 50 microgrammi/mc sono stati 45, di cui 10 nel solo mese di dicembre. Eppure, per vedere un giornale dedicare la prima pagina a questa vera a propria tragedia, abbiamo dovuto ricorrere ad un fotomontaggio, visto che il titolo riprodotto in realtà si riferiva a tutt’altro. Sul silenzio assordante e bipartisan della politica non crediamo occorra spendere ulteriori parole.

Mentre si stima che l’inquinamento uccida ogni anno oltre 80mila italiani, i cambiamenti climatici rappresentano in tutta evidenza la sfida più grave che attende l’umanità intera per i prossimi decenni. Il nostro augurio per il 2019 è che i media e la politica dedichino alla crisi ambientale uno spazio adeguato, continuare con l’attuale indifferenza rappresenterebbe un vero e proprio crimine contro la comunità della quale dovrebbero essere al servizio. Ma ci auguriamo anche che i Cittadini diventino consapevoli della gravità della situazione, e si rendano conto della necessità di cambiare il proprio stile di vita.

abbattimento di alberi: la situazione è grave ma non seria

Nei giorni scorsi, come preannunciato da tempo, la sponda destra del Torrente Parma è stata oggetto di un intervento di asportazione di buona parte della vegetazione presente. Abbiamo documentato il tutto con un po’ di fotografie, che abbiamo montato in questo video, condito con un po’ di (amara) ironia.

Come detto, e come sottolineato anche dal Comune di Parma in risposta alle proteste degli amici di Legambiente, il progetto era stato presentato a settembre in una riunione della Rete per Parma Città Verde, di cui anche il WWF fa parte. In quella sede, anche in considerazione del coinvolgimento di una Area di Riequilibrio Ecologico, AIPO (responsabile della gestione degli alvei fluviali) ci aveva presentato un progetto di “taglio selettivo”, che avrebbe eliminato gli alberi secchi o pericolanti, e ridotto le specie invasive (ailanto, robinia, ecc), a favore delle specie di maggior pregio, con una stima di abbattimento di circa il 30% degli esemplari esistenti. A domanda specifica, ci era stato risposto che il sottobosco (importante quanto gli alberi ai fini ecologici, vista la grande varietà di specie a cui offre cibo e protezione) sarebbe stato tagliato solo ove necessario per la circolazione dei mezzi d’opera.

Dal momento che la principale motivazione addotta per questo intervento è la sicurezza idraulica, nel rispetto più assoluto delle competenze, prerogative e responsabilità di AIPO, che fa questo di mestiere, ci permettiamo di segnalare che: 1) l’area in questione è già stata interessata più volte da piene importanti, tra cui quelle del 2014 (alluvione di Parma) e del 2017 (alluvione di Colorno), senza creare né subire danni rilevanti; 2) che bisogno c’era di radere al suolo tutto il sottobosco, che non ha alcun impatto, se non positivo, sulla sicurezza idraulica?

I risultati li possiamo vedere nelle foto che pubblichiamo di seguito, nelle quali confrontiamo il prima e il dopo. Crediamo che non richiedano ulteriori commenti.

Living Planet Report 2018 – IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

IL WWF PUBBLICA IL RAPPORTO SULLO STATO MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ

“UN GLOBAL DEAL PER LA NATURA E LE PERSONE”

scarica il report completo (inglese)       scarica la sintesi in italiano

DAL 1970 AL 2014 DECLINO DEL 60% DELLE DIMENSIONI DELLE POPOLAZIONI DI VERTEBRATI

NEGLI ULTIMI 50 ANNI L’IMPRONTA ECOLOGICA DEL MONDO È CRESCIUTA DEL 190%

CONTINUANDO COSÌ NEL 2050 RESTERÀ SOLO IL 10% DELLA SUPERFICIE DELLE TERRE EMERSE IN CONDIZIONI NATURALI

LlAkqETA.jpegLa natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo.

È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari.

 

Un indice delle popolazioni di animali. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.

UgMPpcOw

Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.

 

L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.

niD7F6qg

Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse  in condizioni naturali si abbasserà al 10%.

Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.

Invertire la curva della perdita di biodiversità. La biodiversità costituisce l’infrastruttura che sostiene tutta la vita sulla Terra. I sistemi naturali e i cicli biogeochimici che la diversità biologica genera consentono un funzionamento stabile dell’atmosfera, degli oceani, delle foreste, dei vari territori e dei bacini idrici. Essi costituiscono i prerequisiti per l’esistenza di una moderna e prospera società umana, capace di continuare a vivere bene nel corso del tempo. Da ora al 2020 abbiamo un’unica finestra di opportunità per formulare una visione di positivo rapporto tra l’umanità e la natura. La Convenzione della Diversità Biologica sta individuando i nuovi obiettivi e i target per il futuro. Questi, insieme agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), possono diventare la chiave per un contesto di protezione concreta e di efficacia nella tutela della natura e della biodiversità.

 

“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

dati e informazioni su meteo, clima, fiumi

allerta meteo rerSpesso i titoloni sensazionalistici dei media non permettono di capire esattamente cosa sta succedendo durante fenomeni intensi che, come sappiamo, stanno diventando sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici: ondate di calore, piogge, piene fluviali.

Di seguito alcuni link al portale della Regione Emilia Romagna che permettono a qualunque cittadino di accedere ai bollettini di allerta, ai rilevamenti in tempo reale, a dati osservati e previsioni.

INFORMATI E PREPARATI: cosa fare prima, durante e dopo l’allerta

ALLERTA E BOLLETTINI

MONITORAGGIO EVENTI in tempo reale

 

Il video “Edifici Viventi” degli studenti dell’Ulivi terzo al video contest “Urban Nature” del WWF Italia

22

L’iniziativa Urban Nature, celebrata lo scorso weekend dal WWF in tutta Italia per sottolineare l’importanza della biodiversità urbana, ha vissuto a Parma un momento significativo. Gli studenti del Liceo Ulivi hanno infatti presentato l’importante lavoro svolto nei mesi scorsi per lo studio e la tutela di rondoni, rondini e balestrucci.

All’evento, presso l’Aula Magna Mezzetti dell’Ulivi, alla presenza del Dirigente Prof. Brunazzi, hanno partecipato: Alessandro Tassi Carboni (Presidente del Consiglio Comunale di Parma), Rolando Cervi (Presidente WWF Parma), Laura Dello Sbarba (Vicepresidente ADA Onlus) e Giovanni Nobili (Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri Reparto Biodiversità).

I ragazzi della V F, guidati dal Prof. Andrea Beseghi, hanno messo a punto un metodo di rilevamento e censimento delle colonie di rondoni, rondini e balestrucci, di cui hanno mappato la presenza in tutto il centro storico di Parma, verificando una buona presenza di rondoni e balestrucci, ma purtroppo l’assenza di rondini. Hanno inoltre catalogato diversi semplici accorgimenti che, messi in pratica in occasione della ristrutturazione degli edifici storici, possono favorire il mantenimento dei siti di nidificazione.

oDJteBXA

Durante il loro lavoro hanno realizzato “Edifici Viventi”, un video di documentazione del progetto, che ha ottenuto un prestigioso 3° posto al Video Contest Urban Nature 2018, per il quale sono stati premiati a Roma ieri, 7 ottobre.

Rolando Cervi, Presidente del WWF di Parma, si è complimentato di persona con gli studenti e con il Prof. Beseghi: “il lavoro dei ragazzi dell’Ulivi è davvero importante, un caso esemplare di citizen science, hanno definito un metodo logico e non eccessivamente complesso, che potrebbe essere replicato in molti altri centri storici. Rondini, rondoni e balestrucci sono specie molto importanti per l’ecosistema urbano da molti punti di vista, ad esempio perché controllano le popolazioni di zanzare ed altri insetti nocivi, inoltre mantenere i loro siti di nidificazione permette anche ad altre specie utili di continuare a popolare i nostri centri storici. Ricordiamo che la biodiversità urbana, sia animale che vegetale, non è importante solo per la sua bellezza, ma perché favorisce il benessere, la salute e la qualità della vita di tutti noi”.

Lo stop agli Euro4 non basta, serve più coraggio per una vera mobilità sostenibile

d3000 1109Il WWF di Parma si schiera a favore dello stop alle vetture diesel euro4, deciso dalla Regione Emilia-Romagna per i centri oltre i 30.000 abitanti, che entra in vigore oggi, primo ottobre, anche a Parma.

Numerose prese di posizione di Cittadini e Associazioni, nonché le immancabili, disgustose speculazioni politiche, hanno già sottolineato che un numero consistente di famiglie sarà chiamato a modificare le proprie abitudini. Ovviamente – riconosce il WWF – a questi disagi è necessario dare risposte che attenuino l’impatto del provvedimento, senza però fare passi indietro, sotto forma della solita pioggia di deroghe generalizzate, sulla strada di una transizione ormai ineludibile.

Invitiamo tutti a tenere bene a mente qual è la posta in palio: si stima che quasi mezzo milione di Europei e oltre 80mila Italiani muoiano a causa dell’inquinamento ogni anno, e Parma si trova in una delle zone con la peggiore qualità dell’aria al mondo. Sono numeri degni di una guerra, che continuiamo a combattere con scarso coraggio e armi spuntate. L’abbandono delle auto più inquinanti, in particolare i Diesel, è una misura imprescindibile, e infatti in tutta Europa si susseguono annunci di città o intere nazioni che metteranno al bando i veicoli a gasolio (tutti, inclusi quelli di ultima generazione) entro pochissimi anni. Stesso destino toccherà poi alle auto a benzina, fino ad arrivare, in tempi non troppo lunghi, ad una mobilità libera dai combustibili fossili.

Come WWF Parma siamo perciò favorevoli alla strada intrapresa, e aggiungiamo che si tratta di misure ancora largamente insufficienti. Riteniamo infatti che, a prescindere dal carburante che le muove, sia indispensabile diminuire di molto il numero di vetture private circolanti, dando un fortissimo impulso al trasporto pubblico e incentivando la mobilità pedonale e ciclistica. Su questo ci sembra che, a Parma come altrove, si stia facendo davvero ancora troppo poco. Esortiamo perciò il Comune a dare concretezza alla “rivoluzione copernicana” annunciata dal Sindaco a S. Ilario, ma della quale per ora non si vede traccia, prendendo esempio dalle tante buone pratiche già intraprese in molte parti d’Europa: aumento e miglioramento delle piste ciclabili, aumento delle corse ed elettrificazione del trasporto pubblico, diminuzione dei parcheggi in prossimità del centro, estensione delle aree pedonali.

Crediamo insomma che le strategie sulla mobilità, sia a livello locale che nazionale e sovranazionale, più che discutere di euro4 o euro5, debbano partire dal presupposto che la sola auto veramente ecologica è quella che non circola.

che occhi grandi che hai! in viaggio con il lupo dentro di noi

Fidenza – Auditorium delle Orsoline

Venerdì 28 settembre h 21

Venerdì 5 ottobre h 21

Venerdì 12 ottobre h 21

Il lupo è tornato sulle nostre montagne, suscitando sentimenti contrastanti, discussioni, strumentalizzazioni politiche e mediatiche. Con questo ciclo di incontri il WWF vuole contribuire alla corretta conoscenza, comprensione e interpretazione del fenomeno.

Questo il programma:

serate lupo fidenza ott 18

La secca dei laghi di Cronovilla: qualche spiegazione.

cronovilla secca set 18Abbiamo raccolto nelle ultime settimane alcune richieste di chiarimenti da parte di visitatori di Cronovilla, stupiti dalla crescente severità delle secche estive dei laghi. Cerchiamo qui di spiegare brevemente, senza scendere in eccessivi tecnicismi, le principali motivazioni climatiche, geologiche e idrauliche del fenomeno.

I laghi di Cronovilla, pur essendo artificiali, sono alimentati in modo naturale dalla falda acquifera, che affiora sotto il Lago del Fontanone e riempie per caduta i bacini a valle. Non esiste collegamento con il reticolo superficiale (fiumi, fossi, canali), che permetta di “aprire il rubinetto” per regolare il livello dell’acqua. Si tratta in realtà di un fatto positivo, che garantisce una buona qualità delle acque e quindi dello stato ecologico del luogo, che però sta dimostrando qualche limite con il passare del tempo.

La falda è alimentata dalle piogge che bagnano in campi a sud dell’oasi. Un’area di estensione piuttosto limitata, separata dalle colline dal resto dei terreni più a ovest. Tale situazione, tradotta nel sottosuolo, isola questa falda acquifera dal circondario.
Nei primi anni 2000, periodo in cui è stata progettata l’Area di Cronovilla, la falda veniva alimentata anche dall’Enza. Con il drammatico abbassamento dell’alveo avvenuto in modo molto vistoso negli ultimi anni, ciò non avviene più, anzi l’acqua che arriva in falda dalle piogge si disperde in parte verso il fiume. L’immagine che segue schematizza il fenomeno.enza prima e dopo def
I cambiamenti climatici in atto, sempre più evidenti negli ultimi anni e culminati con l’epocale siccità del 2017, sono un altro elemento che non aiuta. La ricarica della falda avviene infatti con piogge persistenti, mentre l’acqua che cade sotto forma di rovesci intensi ma brevi, tipici dell’attuale “tropicalizzazione” delle precipitazioni, scorre via velocemente senza che il terreno abbia il tempo di assorbirla.
Altro duro colpo per l’alimentazione sotterranea delle falde è l’impermeabilizzazione dei suoli, avvenuta a sud dell’oasi in occasione di alcuni lavori negli ultimi anni, a causa della sostituzione della ghiaia escavata con il limo, una barriera impermeabile che ostacola l’infiltrazione dell’acqua verso la falda.

In sintesi, le opportunità di alimentazione dei laghi si sono ridotte: quando c’è pioggia persistente sui prati delle zone circostanti anche la falda di Cronovilla si ricarica, quando piove con fenomeni brevi anche se intensi ciò è scarsamente influente, quando piove in montagna e l’Enza ha acqua in abbondanza o è in piena, non c’è apporto d’acqua per Cronovilla.

Si deve aggiungere a questi fattori il crescente fabbisogno idrico dell’agricoltura, parte del quale viene soddisfatto con prelievi dalle falde.
Già dallo scorso anno abbiamo preso contatto con gli enti competenti, per valutare interventi che adeguino l’Area di Cronovilla alle mutate condizioni ambientali. I tempi non saranno brevi, ma speriamo di avere presto novità importanti da condividere con i tanti amici e visitatori dell’Oasi.

ottima la decisione del governo di impugnare i tentativi di riaprire la caccia al lupo

Di seguito la presa di posizione del WWF Italia, che plaude alla decisione del CDM di impugnare il vergognoso tentativo delle province di Trento e Bolzano di riaprire la caccia al lupo.

lupo guido sardella

Parma è uno dei territori nei quali le mistificazioni e la malafede sulla questione lupo si sono maggiormente concentrati, basta ricordare lo scandaloso servizio-bufala delle iene, i ridicoli titoloni sulla Gazzetta, o i tanti tentativi di strumentalizzazione da parte di politichetti di paese in cerca di visibilità a buon mercato. Siamo perciò particolarmente soddisfatti della decisione del governo di tenere la barra dritta su una questione che non è solo ambientale, ma anche e soprattutto civile e culturale.

LUPI: WWF, DECISIONE CDM DI IMPUGNARE LEGGI TRENTO E BOLZANO SU ABBATTIMENTI LUPI E ORSI È SPLENDIDA NOTIZIA

La decisione del Consiglio dei ministri di impugnare le leggi delle province autonome di Trento e Bolzano, così come il WWF aveva chiesto sin dalla loro approvazione, è una splendida notizia per il futuro della Natura d’Italia e per quanti ogni giorno lavorano per difenderla e salvaguardarla.
Questi provvedimenti, infatti, rappresentavano un precedente gravissimo. La fauna è un bene indisponibile dello Stato e la gestione delle specie più importanti e minacciate va fatta almeno su base nazionale, avendo una visione complessiva e non localistica della loro conservazione, tanto da essere regolata da Direttive Europee ed internazionali.
La tutela della natura, quindi di specie, habitat ed ecosistemi, rappresenta un valore primario in capo allo stato. Il WWF nel ringraziare il ministro dell’Ambiente Sergio Costa gli da attodi aver coerentemente mantenuto una posizione di rigore rispetto a questo principio garantendo così anche una corretta applicazione dei piani previsti per queste specie e già condivisi anche con le province di Trento e Bolzano.
La convivenza con i grandi carnivori si garantisce solo con una corretta informazione e soluzioni concrete per la prevenzione dei danni, su cui la Provincia di Trento sta, in realtà, lavorando efficacemente, mentre quella di Bolzano non ha finora fatto alcunché. Ora è necessario continuare il percorso per prevenire i conflitti e favorire la convivenza con i lupi, sbloccando l’approvazione di un Piano nazionale di gestione del lupo che aveva ricevuto l’avvallo della larga maggioranza delle regioni e che avrebbe fornito strumenti utili e fondi per la conservazione e convivenza con il lupo, un animale simbolo della natura d’Italia.

Roma, 6 settembre 2018

Wwf Italia
Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497 332 – 266 – 259

Cel. 340 9899147 – 329 8315718