il 2017 nel parmense, anno della mobilità INsostenibile

ponte casalmaggiore chiusoLa Settimana Europea della Mobilità si è appena conclusa anche a Parma e vogliamo richiamare l’attenzione sulle numerose “iniziative” per la mobilità IN-sostenibile che mai come quest’anno hanno interessato la nostra provincia. C’è solo l’imbarazzo della scelta, ci limitiamo a sottolineare i casi più eclatanti, molti dei quali sarebbero addirittura comici, se non costituissero una tragica minaccia per il futuro del Territorio”.

Nella Bassa Parmense viaggiano spediti i cantieri del moncone di AUTOSTRADA PONTETARO-TRECASALI, un progetto da oltre mezzo miliardo per 12 chilometri, la cui insensatezza è stata recentemente certificata dallo stesso Ministro Delrio.

Nel contempo un’ampia fetta di territorio è semiparalizzata dalla chiusura, dovuta a decenni di irresponsabile incuria e mancata manutenzione, dei PONTI SUL PO DI CASALMAGGIORE e RAGAZZOLA, per la cui sistemazione non si trovano pochi milioni di Euro.

La FERROVIA PARMA-PIADENA festeggia i cinquant’anni dall’annuncio della sua elettrificazione, mai realizzata. Ai lentissimi e inquinantissimi convogli a gasolio, tanti preferiscono una lunga deviazione in macchina.

La STAZIONE DI VAIO-OSPEDALE  continua ad essere saltata dalla metà dei treni. Per ovviare al problema, non si è trovato di meglio che finanziare un nuovo stralcio della tangenziale di Fidenza. Altro asfalto, altri appalti, altro suolo devastato.

La NUOVA STAZIONE DI PARMA continua ad allagarsi ad ogni acquazzone, a dispetto delle decine di milioni appena spesi per la faraonica e interminabile riqualificazione.

L’interconnessione con l’ALTA VELOCITA’, ad oggi particamente inutilizzata, ha il grave difetto di essere un’opera già pronta e già pagata con fondi pubblici. Meglio avventarsi su nuovi, ricchi bocconi come la TiBre e la rianimazione del già ampiamente defunto aeroporto.

La FERMATA DI CASCINAPIANO, nonostante abbia già mietuto vittime, non è ancora stata messa in sicurezza. E non c’è altro da aggiungere.

La GARA PER IL TRASPORTO PUBBLICO, con appalto da 288 milioni, vede al momento aggiudicazione sospesa e indagini in corso.

Il Piano Urbano Mobilità Sostenibile (PUMS) del COMUNE DI PARMA, approvato in marzo, non ha nemmeno la modesta ambizione di compensare l’aumento della domanda di trasporto: per il 2025 previsti 1000 spostamenti in automobile in più ogni giorno in una città che potrebbe essere agevolmente percorsa a piedi e in bicicletta.

L’inquinamento da PM10, dopo la fortunosa parentesi del 2016, torna alla sua triste tradizione. La centralina di Parma Montebello ha già raggiunto il limite di 35 sforamenti da inizio anno, tallonata da Parma Cittadella a quota 34. E i riscaldamenti sono ancora spenti.

Si tratta di argomenti sostanzialmente estranei al dibattito pubblico, completamente ignorati nella recente campagna elettorale, e della cui importanza nessuno sembra rendersi conto. Eppure, se vogliamo continuare a muoverci, paradossalmente dovremmo fermarci e riflettere.

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la natura è allo stremo, ma le doppiette non possono tacere

INACCETTABILE CONSENTIRE LE PREAPERTURE CON FAUNA STREMATA DA INCENDI E SICCITA’

Anche la Regione Emilia-Romagna sta ignorando il parere scientifico dell’ISPRA

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  Il nostro non è un paese per la fauna selvatica. Una classe politica miope vorrebbe forse i cieli d’Italia vuoti rendendo concreto lo scenario preconizzato dal grande scrittore americano Jonathan Franzen: “Emptying the skies”. Dopo un’estate eccezionale per caldo, siccità e incendi, le Regioni italiane, senza che il ministero dell’Ambiente intervenga, danno il via libera come se nulla fosse successo ai cacciatori, per completare la mattanza della fauna selvatica, messa a durissima prova dal caos climatico e dai ladri di natura che hanno dato alle fiamme ampie zone dell’Italia, prendendo di mira in particolare le aree protette, che dovrebbero essere zone sicure per gli animali.

L’Abruzzo è l’unica Regione che ha fatto una breve dilazione – anche grazie alle vittorie davanti al TAR nei ricorsi presentati dal WWF contro i calendari venatori degli anni precedenti  – si caccerà  dal primo ottobre, anziché iniziare all’apertura della stagione venatoria il 17 settembre, ma c’è da aggiungere che tutte le altre 18 Regioni, tranne la Liguria che apre la caccia regolarmente il 17 settembre, hanno chiesto addirittura la pre-apertura della caccia (comprese la Campania, il Lazio, la Sardegna, la Sicilia, la Toscana più colpite dagli incendi) come se non fossimo in emergenza.

Non si registra alcun intervento di limitazione dell’attività venatoria, ignorando anche il parere dell’ISPRA. Secondo il WWF Italia, l’unica decisione  ragionevole  sarebbe stata quella di sospendere l’avvio della stagione venatoria, rinviando l’apertura della caccia di almeno un mese. Emblematica la situazione del Lazio dove da un lato la stessa Regione fornisce i dati drammatici degli incendi (“Un immenso patrimonio naturale è oramai andato in fumo”), dall’altro concede il via libera ai cacciatori con solo una ridicola limitazione d’orario. Tra tutte le regioni italiane, solo la Liguria non ha previsto la pre-apertura della caccia prima della terza domenica di settembre.

E’ singolare – sottolinea il WWF – che il Ministro dell’Ambiente Galletti non abbia ancora speso una parola di appoggio e condivisione del duro parere reso dall’ISPRA, istituto posto sotto il controllo dello stesso Ministero che ha chiesto in una lettera inviata alle Regioni di adottare provvedimenti per limitare l’attività venatoria proprio a causa degli incendi e della siccità che hanno colpito ampie zone del Paese. Atto dovuto quello di sostenere l’iniziativa di ISPRA da parte del Ministro, aggiunge il WWF,  anche in considerazione del fatto che “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.

Anche la Regione Emilia-Romagna ha deciso purtroppo per un comportamento irresponsabile, con la decisione di non modificare i calendari venatori. Per il Delegato regionale del WWF Italia “quella stessa Regione che ha chiesto per tempo lo stato di calamità per la grande siccità di questa estate ritiene che la stessa siccità non sia un buon motivo per togliere ai cacciatori il loro passatempo preferito. Ecco perchè domani, due settembre, in un territorio stremato da mesi senza pioggia e con temperature senza precedenti, ricominceranno a cantare le doppiette. La strage “sportiva” non si può fermare, nemmeno nelle condizioni più estreme”.

Earth Overshoot Day, mai così presto

Earth Overshoot Day, il 2 agosto già finite le risorse della Terra per il 2017. E ogni anno va peggioOggi, 2 agosto, cade la poco gradevole ricorrenza dell’Earth Overshoot Day. Questo significa che da domani a fine anno ciò che consumeremo – energia, acqua, cibo – genererà un debito che i nostri figli saranno chiamati prima o poi a pagare. La data di questo giorno infausto, nel quale l’Umanità finisce di consumare le risorse che la Terra è in grado di fornire in un anno, cade sempre più in anticipo, a dimostrazione di quanto la crisi ambientale globale si aggravi sempre più.

Eppure, è ormai evidente a tutti quanto la situazione sia grave: il caldo anomalo e la drammatica siccità di questa estate ci dimostrano quanto siano pesanti le conseguenze del riscaldamento globale generato dalle attività umane.

Stiamo insomma toccando con mano le conseguenze di decenni di sfruttamento dissennato delle risorse naturali, condotto a carico di ogni tipo di ambiente in ogni parte del Pianeta. Dalla deforestazione dell’Amazzonia, alle trivellazioni nell’Artico, non c’è angolo del mondo che sia rimasto indenne. E anche a Parma non siamo stati a guardare: cementificazione selvaggia della Food Valley, progetti di autostrade inutili, centri commerciali senza senso sono solo alcuni esempi di stretta attualità.

Ciò che è più paradossale è che buona parte della pressione abnorme che esercitiamo sull’ambiente, non serve a farci vivere meglio, ma viene divorata dall’abisso dello spreco. Basti pensare ad esempio che, a livello globale, circa il 40% del cibo prodotto viene buttato via lungo tutta la filiera, senza mai arrivare in tavola: un’indecenza dal punto di vista etico, uno scempio sul piano ambientale.

Gli accordi di Parigi indicano invece una strada diversa, una strada che si fa sempre più stretta e tortuosa, per andare verso il futuro: è la strada della sostenibilità, della riduzione dei consumi e delle emissioni, della responsabilità. Quella responsabilità che purtroppo non dimostrano i troppi che, per incoscienza o malafede, propongono di uscire dalla crisi con la stessa ricetta con la quale ci siamo entrati: più PIL, più consumi, più prelievo di risorse.

Earth Hour 2017 – UN’ORA DI BUIO PER ACCENDERE IL NOSTRO FUTURO

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CLICCA PER VEDERE IL VIDEO DI FOGLIAZZA PRODOTTO DA WWF PARMA

E’ iniziato ufficialmente il conto alla rovescia per il più grande evento globale dedicato alla sfida contro i cambiamenti climatici –  Earth Hour / Ora della Terra del WWF – che quest’anno celebra i 10 anni dalla sua prima edizione del 2007 svoltasi a Sidney. L’invito è quello di spegnere simbolicamente per un’ora, dalle 20.30 del prossimo sabato 25 marzo, le luci in casa, in ufficio, al ristorante magari cenando a lume di candela: l’effetto di questa grande mobilitazione globale che unirà di nuovo centinaia di  milioni di persone, sarà una grande ola di buio che per 24 ore farà il giro della Terra. Nel 2016 ben 178 paesi parteciparono spegnendo le principali icone mondiali come l’Opera House di Sydney, il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, la Torre Eiffel, il Ponte sul Bosforo.

Anche a Parma e provincia sono numerose le adesioni all’appello del WWF, si spegneranno, tra gli altri, il Palazzo del Governatore, il Municipio, il Battistero, la sede EFSA.

Il cambiamento climatico ha tanti volti e impatti diversi in ogni angolo del pianeta, ma la realtà è uguale per tutti: il momento per cambiare il clima che cambia è ora – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia  –Earth Hour negli anni ha dimostrato che centinaia di milioni di persone in tutto il mondo comprendono quanto la sfida del clima sia centrale per il Pianeta, per il benessere umano e la sopravvivenza di specie animali e vegetali. Il 25 marzo questo grande movimento globale per il clima fatto di  singole  persone, comunità e organizzazioni,  farà sentire la propria voce per chiedere di accelerare gli impegni verso una rapida decarbonizzazione delle nostre economie, per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, secondo l’impegno assunto con l’Accordo di Parigi”. 

Earth Hour ha già ricevuto il Patrocinio della Camera e del Senato . Tra gli eventi previsti nelle città italiane, feste in piazza, incontri a tema e anche cene sostenibili e solidali a lume di candela, grazie alla rinnovata partnership con Altromercato, la maggiore organizzazione di Commercio Equo e Solidale in Italia, nell’ambito della campagna sociale “Insieme creiamo #unaltrovivere”.

tra approssimazione e malafede, non si ferma la disinformazione sul lupo

Questa la lettera di precisazione che abbiamo inviato alla gazzetta di parma a seguito dell’ennesimo episodio di cattiva informazione sul tema del lupo. Tra una foto delle vacanze, un’invettiva su un sacco del rudo incustodito, e la deontologia che ben conosciamo, non è detto che trovino lo spazio per pubblicarla..

alrticolo lupi gazzetta 22 8 16Come se non bastassero le uscite estemporanee di tanti politichetti locali in cerca di visibilità a buon mercato, siamo costretti a segnalare un caso di informazione scorretta ad opera della Gazzetta di Parma sul tema dei lupi. Ci riferiamo all’articolo di ieri, 22 agosto, che raccontava di un avvistamento nel langhiranese.

Il cronista, dopo poche righe, butta lì una frase che sarebbe trascurabile se ascoltata ai tavoli di un’osteria, ma che non può passare sotto silenzio quando appare nelle pagine di un organo di informazione: “Mentre si discute se reintrodurre i lupi in Appennino sia stato saggio…”.

Siamo stupefatti che sia ancora necessario chiarire che non c’è mai stato alcun programma di reintroduzione del lupo in Italia. É una leggenda che gira da tempo, priva di fondamento e di qualunque riscontro, e troviamo davvero incredibile che la si debba vedere rilanciata sulle colonne di un quotidiano.

I lupi hanno ripopolato l’Appennino naturalmente, grazie alle loro caratteristiche sociali e biologiche, agevolati da alcuni fattori che possiamo sintetizzare così: le leggi a protezione della specie, introdotte negli anni ‘70, che hanno messo fine a secoli di sterminio, salvandola dall’estinzione; la diminuzione della presenza e dell’attività umana sulle nostre montagne; l’aumento di prede, in particolare i cinghiali. É utile anche chiarire che i lupi liberi in natura con radiocollare a scopo di studio e monitoraggio, sono stati raccolti a seguito di bracconaggio, incidenti o avvelenamenti, curati e poi rilasciati nei luoghi d’origine.

Chiediamo di pubblicare questa rettifica con una visibiltà almeno pari a quella dell’articolo citato. Crediamo che l’opinione pubblica, evidentemente molto colpita dal ritorno del lupo sul nostro territorio, abbia il diritto di ricevere dai media informazioni con un minimo di fondamento, che non alimentino e rilancino chiacchiere false e tendenziose, poi ognuno sarà libero di costruirsi un’opinione sulla base della propria cultura e sensibilità.

 

Sulla strada del mare ricordiamoci la “tassa occulta” della TiBre.

manif no tibreCi sono notizie apparentemente lontane, che indicano chiaramente in che direzione va il mondo. Nei giorni scorsi, pochissimo rilievo ha avuto l’impresa di Solar Impulse II, un prototipo di aereo ad energia solare che ha compiuto il giro del mondo senza bruciare una goccia di carburante. Un volo verso il futuro, oggi relegato nei trafiletti delle pagine interne, ma del quale probabilmente i nostri nipoti leggeranno nei libri di storia.

Sempre in questo periodo, i giornali ci raccontano dei fragorosi buchi finanziari, e relativi risvolti giudiziari, di troppe “grandi opere” italiane, volute e portate avanti con la testa rivolta al secolo scorso e agli interessi dei soliti noti. La BreBeMi, inaugurata in pompa magna solo due anni fa in vista della grande abbuffata dell’Expo, continua la sua agonia fatta di traffico inesistente, denaro pubblico sperperato, azionisti in fuga. Pochi chilometri più a ovest, un altro progetto novecentesco come la Pedemontana Veneta rischia di non venire mai inaugurato, dopo avere devastato un territorio e triplicato i costi, trasformandosi in una polpetta avvelenata da parecchi miliardi per i conti pubblici. Progetti promossi da una classe dirigente che, a dispetto dell’attualità e del buon senso, continua a raccontarci che la ricetta dello “sviluppo” e della “ripresa” deve avere cemento, asfalto e petrolio come ingredienti irrinunciabili.

In questo quadro, colpisce la pervicacia con la quale i signori del cemento parmensi, con il ben noto codazzo politico bipartisan, insistano nel portare avanti il folle progetto pomposamente chiamato TiBre. Si tratta in effetti di molto meno, un moncone di asfalto di dieci chilometri che collegherà Pontetaro con il nulla della campagna di Trecasali. Il tutto devastando centinaia di ettari di (ex) Food Valley, al costo di mezzo miliardo di euro (no, non è un refuso, 513 milioni per meno di dieci chilometri!), raggranellati mettendo le mani nelle tasche degli utenti di Autocisa, i cui pedaggi aumenteranno dell’80% in pochi anni.

Vorremmo che i Parmigiani, mentre in questi giorni viaggiano verso le amate spiagge della Versilia o della Liguria, ricordassero che il salasso che subiranno al casello è questo: una “tassa occulta” per pagare il mozzicone di un’opera assurda, destinata a rimanere incompiuta, visto che i miliardi necessari per arrivare a Verona non ci saranno mai. Il progetto è al momento fermo al palo, e ci sono ancora possibilità di scongiurare il pericolo. Se però dovesse malauguratamente vedere la luce, tra qualche anno leggeremo di autostrada deserta, di buco finanziario tappato da noi contribuenti, di ennesima porcheria all’italiana. Speriamo che allora i Parmigiani si ricordino le voci critiche, del WWF e di tante Associazioni e Comitati, e i pochi, isolati Amministratori di piccoli Comuni della Bassa, che tentano di opporsi a questo scempio, tra lo scherno, quando non gli insulti, dei loro colleghi dalla schiena più flessibile.

LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA CONGELA LA TUTELA DELLA RETE NATURA 2000, UNA GRAVE DECISIONE

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Comunicato congiunto di WWF, Legambiente, LIPU

Stupore e disappunto delle Associazioni ambientaliste per la delibera regionale che sospende le Misure regolamentari relative al settore agricolo all’interno di rete Natura 2000.

“Ritirare il provvedimento e mostrare maggiore attenzione per la conservazione della natura”.

Bologna, 1° luglio 2016 – “Una decisione gravissima, che mette in pericolo la biodiversità dell’Emilia Romagna tutelata dalla rete Natura 2000 e che va immediatamente ripensata”.

Forti sono le preoccupazioni e il disappunto di  Lipu, Legambiente e Wwf per la delibera 710 del 16 maggio 2016 con la quale la Regione Emilia-Romagna ha sospeso, sino al 31 dicembre di quest’anno, le Misure di conservazione di tipo regolamentare relative al settore agricolo in tutti i siti Natura 2000, che presentano al loro interno habitat preziosi e tutelati a livello europeo.

“Si tratta di una scelta molto grave – dichiarano le Associazioni – che può determinare un colpo durissimo alla biodiversità regionale tutelata dai siti Natura 2000, con tutto il loro patrimonio di specie animali e vegetali, siti e habitat naturali legati all’agricoltura”.

La decisione regionale giunge peraltro in un momento in cui le Regioni italiane sono chiamate a risolvere la procedura di infrazione (n. 2015/2163) che la Commissione europea ha aperto per la mancata designazione delle Zone speciali di conservazione (Zsc) e la mancata adozione delle misure di conservazione. La sospensione delle misure regolamentari in ambito agricolo decise dall’Emilia Romagna ritarderebbe ulteriormente la protezione dei preziosi elementi naturali tipici del nostro ambiente agricolo, e fondamentali per la tutela della biodiversità, e li lascerebbe alla mercé di azioni tali da comprometterne, in alcuni casi anche gravemente, l’adeguata conservazione.

“Come se non bastasse – aggiungono le Associazioni – ci giunge  voce che la Regione ha anchedeciso di azzerare i fondi del Psr (Programma sviluppo rurale) 2014-2020 destinati ai pagamenti agro-climatico-ambientali dedicati alla biodiversità. Non saranno certo provvedimenti di questo genere, peraltro presi senza coinvolgere il Comitato di Sorveglianza del Psr, organo preposto al controllo dell’attuazione del programma,  a risolvere i problemi dell’agricoltura regionale mentre essi andranno ad aggravare la situazione proprio di quegli agricoltori virtuosi che hanno puntato sull’ambiente e la sua tutela”.

Con questi provvedimenti la Regione Emilia-Romagna subordina la conservazione della natura agli interessi economici legati ad un modello di agricoltura da tempo abbandonato dall’Unione europa con le ultime riforme della Pac. Oggi la tutela della biodiversità attraverso un efficace e efficiente gestione della rete Natura 2000 è infatti un obiettivo prioritario della Politica agricola comune dell’Europa.

Per tale ragione le tre Associazioni auspicano l’immediato ritiro di questi provvedimenti, ed hanno chiesto in queste ore un incontro urgente all’assessore all’Ambiente Paola Gazzolo, dichiarandosi pronte a percorrere tutte le strade democratiche e giuridiche per tutelare il patrimonio naturale dell’Emilia-Romagna, riconosciuto come bene comune dell’Europa e dell’Italia.

bella serata al festival dei rondoni 2016

Clicca per vedere un breve video che racconta la riuscitissima edizione 2016 del Festival dei Rondoni alla Reggia di Colorno, di seguito il comunicato di ADA onlus.

 

 

Nel fine settimana del 25 e 26 giugno si è svolto il Festival dei Rondoni, evento internazionale che si propone di coinvolgere i cittadini in una piacevole esperienza di “scienza condivisa” utile a diffondere la conoscenza e la tutela della biodiversità urbana.  Tra le 38 località convolte in Italia e all’estero anche Colorno è stata protagonista. Le associazioni ADA Onlus, ASOER, Legambiente Parma e WWF Parma, con il patrocinio del Comune di Colorno hanno infatti organizzato l’evento “Alla Reggia coi rondoni” sabato 25 giugno, nel tardo pomeriggio.

Una trentina di partecipanti è stata guidata nel cortile e nel giardino della Reggia e per le vie del centro storico da Renato Carini, esperto in avifauna che in modo piacevole e preciso ha raccontato con esempi “dal vivo” le straordinarie caratteristiche di rondoni, balestrucci e rondini, grandi divoratori di mosche e zanzare la cui presenza è particolarmente utile all’ uomo ed il cui habitat riproduttivo è minacciato dalla chiusura di fori, fessure e tegole nei palazzi a seguito di lavori di ristrutturazione.

Ai presenti è stato  distribuito materiale informativo sui semplici e non costosi accorgimenti che, in caso di lavori edilizi, possono permettere la vita dei rondoni, autentici “insetticidi naturali”.

All’iniziativa ha partecipato l’Assessore all’Ambiente del Comune di Colorno Pier Luigi Mora cui le associazioni ambientaliste hanno consegnato, come esempio positivo da seguire, la copia della delibera del Comune di Rio nell’Elba in provincia di Livorno che come anche Milano e Trieste ha adottato nel Regolamento comunale l’obbligo di applicare le semplici tecniche “salva rondini, balestrucci e rondoni” che possono trasformare i nostri palazzi in “Monumenti vivi” della biodiversità.

Festa delle Oasi sotto la pioggia

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Oasi WWF dei Ghirardi, Parma

 

Domenica 29 maggio.

Le piccoline di casa protestano a gran voce.

“Sono abituate a stare all’aria aperta” spiega un membro dello staff del WWF “ma oggi il tempo non è un granché…”

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Le caprette hanno appena un paio di mesi, sono le ultime arrivate qui all’ Oasi dei Ghirardi, ma sanno già il fatto loro: hanno imparato che, ad una certa ora, si va fuori al pascolo ed appena ci vedono entrare nella stalla cominciano a protestare per il ritardo. Oggi però continua a piovere e le piccoline dovranno accontentarsi delle carezze dei pochi temerari che hanno deciso di sfidare pioggia e cielo grigio per venire, qui a Borgotaro, a visitare la Riserva Naturale dei Ghirardi.

Purtroppo le condizioni meteorologiche hanno scoraggiato molti visitatori ma a metà mattina arriva comunque un gruppetto di persone che non ha voluto rinunciare a festeggiare la Giornata delle Oasi con il WWF.

La mattina  inizia quindi alla scoperta del bosco di querce con la guida GAE, Nadia Piscina, che ci racconta la vita del bosco (e dei suoi abitanti) attraverso i più piccoli dettagli: la struttura di una foglia, le fattezze di un albero, la forma di un’impronta trovata sul terreno ecc…

Stiamo camminando sotto la pioggia, facendo attenzione a dove mettiamo i piedi, quando, all’improvviso, qualcosa cattura la nostra attenzione: non molto lontano da noi c’è una coppia di cinghiali adulti con cuccioli al seguito. Sorpresi per il casuale incontro, quasi tratteniamo il fiato per non far notare la nostra presenza. Restiamo lì ad osservarli finché non si allontanano dalla nostra visuale.

L’escursione prosegue lungo i sentieri erbosi, tra orchidee, felci ecc… ogni tanto ci fermiamo ad osservare qualche impronta impressa sul fango o un insetto particolare. Il tempo vola via ed arriva il momento di rientrare al Centro visite dell’Oasi per un break a base di formaggi, pane fresco e salumi.

Lo sguardo del Border Collie

Nel pomeriggio l’allevatore Roby Mangia ci invita a vedere una dimostrazione di sheepdog.

Perplessità. ” Ok” pensi ” un cane che raduna le pecore… e allora? L’avrò visto almeno una decina di volte nei film…”

Ma Roby sembra così sicuro del fatto suo che alla fine, incuriosito, decidi comunque di andare a vedere.

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Il cane di Roby è un bel border collie. E’ vivace e socievole: corre, gioca, non sta fermo un attimo, si lascia accarezzare più che volentieri. Mette allegria al solo guardarlo.

Ad un certo punto il padrone gli impartisce l’ordine di radunare le pecore ed  in quel momento l’osservatore rimane letteralmente ammaliato dal repentino cambio di atteggiamento del cane, sembra quasi “trasformarsi”: non più docile giocherellone ma temibile predatore. Lo vedi correre veloce verso il gregge e  scattare agilmente sul terreno bagnato.

I suoi movimenti sono agili ed eleganti, lo sguardo sembra quasi ipnotizzare le pecore (e non solo loro!).

Si avvicina al gregge con fare furtivo, si muove tenendo la pancia vicinissima al terreno,  con la parte anteriore del corpo abbassata rispetto a quella posteriore. Quel suo  sguardo fisso sulle pecore è un qualcosa che non si può descrivere a parole.  Difficile non restarne affascinati.

Tutto in lui evoca l’immagine di un predatore che si accinge  attaccare le proprie  prede ma, in questo caso, le pecore non hanno nulla da temere: il border collie infatti non le morde né le aggredisce mai, si limita solo a compiere il proprio lavoro (riportarle nel recinto, radunarle o condurle da un posto ad un altro).

“(Il lavoro che lui fa in pochi minuti) un uomo da solo non riuscirebbe a farlo neanche in mezza giornata!” commenta un membro dello staff.

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Dimostrazione di Sheepdog

Più osservi il border collie in azione più ti viene in mente qualcun altro…quelle movenze, quello sguardo che sembra voler ipnotizzare le pecore…tutto fa  pensare  ad un lupo che accerchia le prede per poi attaccarle.

Così si finisce a parlare proprio di lui, il cattivo per antonomasia, Sua Malvagità il Lupo, per scoprire che in realtà non è poi così cattivo, anzi.

Il povero animale continua ad essere vittima di pregiudizi e luoghi comuni. Nella nostra cultura incarna da sempre  l’idea del male: lo temiamo fin da bambini per via del suo ruolo oscuro in fiabe quali Cappuccetto Rosso, I Tre Capretti ecc… poi diventiamo adulti e leggiamo certi titoli di giornale che non ce lo rendono certo più simpatico.

Tuttavia, nel sentire i discorsi di chi il lupo lo conosce davvero, ci si rende conto di essere effettivamente poco informati.

Ad esempio, lo sapevate che il lupo non attacca l’uomo? E che l’uomo non è affatto una sua potenziale preda?

Chi ha paura del lupo?

Una persona che lavora qui all’Oasi Ghirardi ci racconta di un suo incontro a distanza ravvicinata con un branco: ci parla del comportamento  di questi animali,  del loro sguardo (che affascina e spaventa al tempo stesso),  delle loro abitudini ecc…

Mentre ascolti finisci con l’immedesimarti nel “terribile predatore” e  cominci a vedere le cose dalla sua prospettiva: sei un lupo che vive nel branco e ne rispetta le regole; non hai nessuna voglia di imbatterti in un essere umano e, qualora dovesse succedere, preferiresti comunque scappar via piuttosto che passare all’attacco. No, non ti senti affatto cattivo e minaccioso quanto, piuttosto, “minacciato” (dai bracconieri, dall’uomo in generale, dai falsi miti ecc…).

A fine giornata si rientra in città con le scarpe sporche di fango ed i capelli un po’ bagnati ma con il bel paesaggio dell’Oasi impresso nella mente e la voglia di saperne di più su “nostro frate lupo” (per conoscerlo meglio e smettere, una volta per tutte, di demonizzarlo).

Stefania Bugiada